Modesto thriller proveniente dalla Spagna e prodotto da Guillermo Del Toro. Ha molti difetti. Il meno grave è la mancanza di originalità: la storia, infatti, che pesca a piene mani da Hitchcock, è un condensato di situazioni, ambientazioni e personaggi già visti. Non che sia un dramma: il cinema contemporaneo ricicla tanto del cinema del passato un po' per pigrizia, un po' perché del cinema classico c'è poca e scarsa memoria. Il punto sta nel manico, cioè nella capacità del regista e dello sceneggiatore di rendere fluida la storia, far dimenticare, almeno per un attimo, le tante inverosimiglianze e presentare al pubblico un prodotto di facile fruizione ma non piatto. È su questo che cade il film diretto dall'esordiente Morales: al di là dell'eccessiva lunghezza, il film presenta tanti elementi mal amalgamati. Il tema della cecità, assai sfruttato anche con buoni esiti nella letteratura e nel cinema di genere, è trattato in modo superficiale; le forzature di molte sequenze (per esempio tutte quelle in cui il marito della protagonista lascia da sola la donna) risultano irritanti; l'accumulo di personaggi nella seconda parte è immotivato. La regia è anonima, gioca malissimo e nel modo più prevedibile possibile la carta dell'identità dell'assassino e appesantisce una vicenda – che poteva essere raccontata in una manciata di minuti – con una fase preparatoria lunghissima che invece di preparare la tensione la smorza. Non è male la svolta nel finale ma è poca cosa dopo due ore di cliché, scenografie e colpi di scena stravisti. Ridotto al minimo il sangue e le scene cruente, eccezion fatta per una scena, insostenibile, da film di Dario Argento. Viene da rimpiangere non diciamo Il silenzio degli innocenti e la sequenza finale d'eccezione nel buio più totale, ma prodotti medi e solidi, come Gli occhi della notte con la Hepburn o Terrore cieco con Mia Farrow. Ma quelli erano davvero altri tempi e altro cinema.,Simone Fortunato