Sei persone, sei aspiranti comici che vogliono entrare nel mondo dello spettacolo in attesa di andare sul palcoscenico. Tratto da una famosa pièce teatrale del britannico Trevor Griffith, Comedians è stato anche uno spettacolo teatrale messo in scena da Gabriele Salvatores nel 1985 e anche un film, Kamikazen: ultima notte a Milano (1988) sempre per la sua regia.

Uno solo dei sei verrà scelto dall’ esaminatore Bernardo Celli (Christian De Sica) per esordire in uno spettacolo televisivo. E tutti hanno partecipato al corso tenuto da Eddie Barni (Natalino Balasso) e con lui ripassano le regole principali dello “stand-up comedian”, il comico da palcoscenico, prima dell’esibizione. Il gruppo è variegato: c’è il muratore (Vincenzo Zampa), l’operaio (Walter Leonardi), due fratelli (Ale e Franz), un autista (Giulio Pranno) e un gestore di night club (Marco Bonadei). Il gruppo è percorso da sottili rivalità, ognuno sa che uno solo uscirà vincitore, i tentativi di sdrammatizzare non fanno che acuire la tensione di questo gruppo che sgomita per cambiare vita. Da parte sua Barni ricorda che «la comicità è una medicina», che fare il comico è un mestiere serio, che richiede impegno, riflessione, continui aggiustamenti. Di parere opposto è Celli (che Barni cordialmente detesta e da cui è egualmente detestato), che spinge per battute facili, che facciano ridere senza troppo pensare: «La gente vuole leggerezza, per dimenticare le tristezze della giornata». Così però i candidati comici sono disorientati, e la loro comicità, per quanto ben assortita (c’è il gioviale, il volgare, il dialettale, la coppia che rifà il ventriloquo col pupazzo, il clown triste più simile a Lenny Bruce che a un pagliaccio. C’è anche un immigrato indiano capitato per caso, che dimostra un senso dello humour anche più brillante di qualche comico in crisi, tanto che più di uno decide di cambiare registro all’ultimo momento.

Girato claustrofobicamente nella stessa stanza (la derivazione teatrale è lampante), con luci livide mentre fuori è notte e piove, il film ripropone ruoli che sono già stati di tanti comici italiani (Paolo Rossi, Gigio Alberti, Claudio Bisio, Bebo Storti, solo per dirne alcuni), ma è la commedia di Griffith che comincia a mostrare gli anni. Il pubblico, anche cinematografico, dopo anni di Zelig si è abituato ad altro tipo di comicità (vedi il successo di trasmissioni come LOL) e le riflessioni esistenziali e il clima introspettivo sono più da teatro che da cinema. Restano le belle prove degli interpreti e un grande dialogo/confronto tra Balasso e De Sica, che mostra come i due sarebbero potuti andare avanti ad affrontarsi a colpi di sarcasmo anche per molto più tempo; ci sarebbero piaciuti lo stesso, forse ancor di più.

Beppe Musicco

 

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