Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto inizia con Monica che è a Rebibbia a causa delle sorelle gemelle cleptomani. Non vede Giovanni da tre anni e decide di chiedergli aiuto per uscire dal carcere. Giovanni – impegnato nella realizzazione di un super centro culturale hi-tech e green in periferia a Roma – decide di aiutarla. Riesce ad affidarla a una parrocchia dove Monica dovrà impegnarsi in una serie di servizi sociali sotto la guida di don Davide. Intanto, però, Monica e Giovanni si riavvicinano…

Intraprendere la strada del sequel di cult quale Come un gatto in tangenziale, poteva essere rischioso per Riccardo Milani e l’affiatatissima coppia formata da Paola Cortellesi (Monica) e Antonio Albanese (Giovanni). Invece, possiamo dire che alla fine l’obiettivo sia stato raggiunto. Il film parte dall’assunto del primo episodio, l’incomunicabilità tra un certo mondo snob e radical chic e quello più popolare e di periferia, per ampliare il ragionamento a considerazioni più sociali e politiche. Milani e i suoi sceneggiatori – Paola Cortellesi, Giulia Calenda e Furio Andreotti – ironizzano su fantascientifici e innovativi progetti culturali e multimediali previsti nelle periferie ma senza un vero legame con la gente che ci abita. Progetti senza anima e guidati dal marketing che non permette che nel menù di inaugurazione si parli di “risotto alla milanese”, molto meglio “risotto experience”.

C’è poi l’immagine di una Roma quasi abbandonata a sé stessa, dove le istituzioni sono lontanissime e dove l’unica speranza è la solidarietà messa in campo dalla parrocchia guidata da don Davide (Luca Argentero) e che porta sul grande schermo una realtà conosciuta direttamente a Milano dallo stesso regista. Si parla di violenza sulle donne e vediamo quartieri dove il problema casa e l’abusivismo sembrano non avere soluzione perché nessuno vuole risolverli. Le persone non riescono ad apprezzare la bellezza della città che ci viene mostrata da una passeggiata notturna su monopattino elettrico (per rimanere in tema di green) che vede protagonisti Monica e Giovanni (evocazione della celeberrima passeggiata in Vespa di Nanni Moretti in Caro diario?).

Un’ancora di salvezza potrebbe essere la cultura, se solo tutti capissero che non è un qualcosa riservato agli snob ma che può arricchire le periferie e dare lavoro a molte persone. In Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto ci sono tutti questi temi che vengono sottolineati in modo un po’ troppo didascalico e che nella parte centrale del film appesantiscono un po’ la storia e le tolgono ritmo. Dove tutto funziona è nell’alchimia tra Cortellesi e Albanese che danno il meglio quando duettano e soprattutto quando appare anche il coattissimo Sergio (Claudio Amendola), dando vita a divertenti siparietti a tre. E soprattutto funziona nel finale quando la storia si trasferisce di nuovo a Bastogi e poi sulla spiaggia di Coccia di Morto; finite le sottolineature politico-sociali, si torna all’ambientazione e alla spontaneità del primo film. A beneficio di tutti.

Una nota sui nuovi personaggi. Funziona Argentero nei panni del prete anticonformista don Davide, meno convincente Sarah Felberbaum in quelli di Camilla, la marketing manager in carriera con cui vive Giovanni. Nel cast troviamo ancora Sonia Bergamasco nei panni dell’eterea Luce (“innamorata” di don Davide) e le gemelle Alessandra e Valentina Giudicessa (nei panni delle cleptomani Pamela e Sue Ellen) che, però, non riescono più a sorprendere come nel primo film.

Aldo Artosin

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