Sono gli anni della Grande Depressione; dopo la morte dei genitori, Jacob Jankonski, studente di veterinaria di origine polacca, abbandona tutto; il caso o il destino lo portano sul treno del circo dei fratelli Benzini. Diretto con pugno di ferro dal collerico August (Waltz), il circo vive perennemente sull’orlo del fallimento e per tentare un rilancio viene acquistata l’elefantessa Rosie, affidata alle cure di Jacob e destinata ad accompagnare l’esibizione di Marlena, stella del circo e moglie di August. Tra Jacob e Marlena, intanto, nasce una storia d’amore che condurrà August fino alla pazzia…,Il circo, luogo di fascino e tragedia, è qui lo sfondo di una storia dal passo che si vorrebbe classico, ma che invece finisce per essere solo vecchia, con poca tensione e interesse. Introdotta da una superflua cornice, la vicenda del giovane quasi-veterinario Jacob (Robert Pattinson, in deficit di carisma quando è lontano dal personaggio del vampiro Edward della saga di Twilight che lo ha reso famoso) si muove lungo binari fin troppo prevedibili ma che, in ultimo, scartano dalla “necessaria” tragedia che ha fatto grandi alcune pellicole dedicate all’arte dello spettacolo vagante. Basti ricordare Il più grande spettacolo del mondo, dramma d’amore, amicizia e sacrificio che sfruttava al meglio tutte le figure tipiche del circo.,Non che nel film di Lawrence mancassero gli ingredienti per costruire una storia quanto meno avvincente: una donna affascinante e ferita, un antagonista pericoloso e imprevedibile, un ambiente misterioso, un momento storico irripetibile. Gli autori, tuttavia, tendono ad abusare delle fortunate coincidenze che permettono al protagonista di muoversi nell’arena della vicenda e soprattutto affidano lo snodo finale a una serie di elementi esterni che rendono “superfluo” il protagonista. Il climax della storia ne perde in spettacolarità ed emozione, lasciando la sensazione di aver gustato un piatto magari non cattivo, ma decisamente privo di personalità. Anche la storia d’amore tra Jacob e Marlena fatica a conquistare il cuore dello spettatore, limitandosi a lucrare su una serie di cliché senza che i personaggi acquistino una loro unicità che ce li renda memorabili.,Persino il sempre bravo Christopher Waltz (eccezionale nella parte del nazista in Bastardi senza gloria) fatica a dare al suo August qualcosa che vada oltre la schematicità di un cattivo da operetta; anche questo contribuisce a togliere epicità a una storia che dalla sua ambientazione, tra Depressione e Proibizionismo, ruba troppo poco per riuscire a darsi un carattere autonomo. Scivola via poco sfruttata anche la possibile metafora del circo come simbolo di una società capitalista già in crisi, luccicante in superficie, ma marcia all’interno, capace di creare “stelle della pista” in pochi giorni e poi di dimenticarle e distruggerle in altrettanto breve tempo; come esemplificato nelle sequenze in cui i lavoranti di troppo vengono buttati giù dal treno del circo nottetempo per evitare di pagare i debiti o in cui il bellissimo cavallo di Marlena – una volta azzoppato – diventa cibo per i felini.,Luisa Cotta Ramosino