Gabrielle Chanel viene abbandonata in un orfanotrofio insieme alla sorella dal padre e cresce senza fiducia negli uomini e nell’amore. Lavora come sartina ma vorrebbe fare la cantante e bazzica locali non proprio rispettabili. Un giorno, però, Etienne Balsan, ricco e annoiato proprietario di cavalli, rimane colpito dalla vivacità e dal carattere di quella ragazza che soprannomina Coco e cerca di farne la sua amante. Sperando di sfuggire alla sua vita povera e senza prospettiva, Coco si trasferisce da lui, ma Etienne, pur apprezzandola, la tiene nascosta agli amici e sembra non capisce il suo desiderio di indipendenza e la sua creatività. Un giorno però entra in scena Boy Capel, un affascinante uomo d’affari inglese che in Coco vede qualcosa di più che la solita mantenuta, e per la prima volta Coco si innamora…,Anne Fontaine era chiaramente più interessata alla donna che alla grande stilista e in effetti da questo “biopic” c’è più da aspettarsi un succedersi di vicende sentimentali, più o meno felici, mentre l’attività di sartoria è tutto sommato accessoria e a parte qualche cappellino e un paio di vestiti non vediamo molto nemmeno dei colpi di genio Chanel.. Del resto, come in effetti fu, qui Coco sembra più interessata ad ottenere un ruolo di cantante poco vestita sul palcoscenico di un locale equivoco che a sfondare nel mondo della moda.,Il film ondeggia tra didascalismo quasi televisivo, la vena sentimentale ricattatoria (Coco non crede nell’amore perché il padre traditore, dopo aver fatto attendere la madre fino alla morte, l’ha mollata in un istituto di suore e non s’è fatto più vedere), l’estetismo un po’ di maniera (inquadrature fisse ricercatissime che giocano con i colori e le figure ad anticipare le fantasie in bianco e nero e a colori pastello dei famosi completi della maison), i proclami femministi ante litteram («ho sempre saputo che non sarei stata la moglie di nessuno» risponde opportunamente all’amato che le ha appena annunciato il proprio matrimonio di convenienza con un’altra).,Audrey Tatou è simpatica e più convincente quando mima la stilista francese di quando si faceva passare per una discendente di Gesù (in Codice da Vinci), ma ogni tanto esagera con i broncetti, e non riesce sempre a rendere amabile la sua protagonista.,Tra le molte conquiste della Chanel (cui nel 2009 è stata dedicata un’altra pellicola, questa riservata alla breve liaison con il compositore Stravinskij, mentre negli stessi anni la Rai ha prodotto una miniserie molto romanticizzata ma assai godibile) qui ci si concentra su due: Etienne Balsan, che può sembrare un crapulone superficiale perso per i suoi cavalli e incapace di riconoscere le doti del piccole genio che gli si è piazzato per casa, ma alla fin fine, nonostante i suoi evidenti limiti, si mostra più onesto, nel suo chiaro do ut des, del romanticone Boy Capel, che fa gli occhi da triglia alla bella Coco dal primo momento in cui si incontrano, ma poi nasconde un matrimonio in patria. Casca bene perché per sua fortuna la ragazza si ricorda delle sue velleità di indipendenza e i due possono continuare allegramente la loro relazione infischiandosi di istituzioni così borghesi e superate come il matrimonio… ,Il procedere accelerato di quel che viene dopo e la prematura morte di Boy, ma forse anche le idee poco chiare della regista-sceneggiatrice, ci lasciano il dubbio che questa soluzione vada davvero bene a Coco o se lei, come talvolta appare in controluce, in realtà abbia solo seppellito in fondo al cuore un sogno molto più normale.,Alla fine la pellicola delude sia come biopic (lo spettatore che si aspettasse un affondo sulle «origini del genio» rimane a bocca asciutta), sia come love story (il grande amore, che poi non è tale, entra in scena a metà film e ai romantici la relazione a tempo con moglie in patria e vacanze in Costa Azzurra puzza sempre un po’). La figura di Coco Chanel non ne esce né glorificata né compresa fino in fondo, persa in un’operazione certamente elegante ma non indimenticabile.,Laura Cotta Ramosino