Poliziesco assai poco verosimile, scritto dallo stesso Stallone e firmato dal regista di Rambo 2. È la quintessenza del cinema muscolare e fracassone degli anni 80. Non che tutto il cinema di quel periodo fosse di questo tipo: quasi contemporaneamente a Cobra usciva per esempio il memorabile Vivere e morire a Los Angeles con cui William Friedkin rappresentava in termini pessimistici una realtà tutt'altro che dorata e facile. E gli stessi Rocky 2 e 3, pur senza raggiungere le vette del primo episodio, risultavano film solidi e tutt'altro che disprezzabili. Nato dall'intento nemmeno troppo nascosto di lanciare una nuova saga tipo proprio Rocky, ma sostanzialmente punito dagli incassi, il film di Cosmatos, al di là di una certa nostalgia per il cinema artigianale di quel periodo, lascia piuttosto freddo lo spettatore. Un po' per la ripetitività stancante delle scene d'azione, soprattutto per la psicologia meno che elementare dei personaggi in campo: Cobra è non diverso dalla serie coeva de Il Giustiziere della notte interpretato da Charles Bronson. Parla a monosillabe e fa a pezzi i cattivi; la Nielsen è tanto statuaria quanto improbabile nei panni della ragazza indifesa; i personaggi di contorno non esulano dai soliti cliché. Più di tutto, però, grida vendetta la caratterizzazione dei “cattivi” le cui azioni violente non sembrano avere un movente o per lo meno lo sceneggiatore Stallone non sembra essersi dato troppa cura. Schematico nei caratteri, prevedibile nello svolgimento e nemmeno troppo spettacolare nelle scene d'azione, Cobra è un prodotto velleitario (non manca persino una citazione di Shining di Kubrick), interessante solo come documento visivo di sintesi di un certo modo di fare cinema, senza sprezzo del pericolo, che oggi si è perso per sempre.,Simone Fortunato,