Ben lontani dall’interesse che possono suscitare gli Oscar, i David di Donatello – di cui a parte abbiamo analizzato la resa “televisiva” della serata di premiazione – sono non di meno il premio più importante del cinema italiano, e il suo corrispettivo. Perché, come gli Oscar, sono assegnati in gran parte dalle categorie di chi fa cinema: attori, registi, produttori, tecnici. Negli ultimi 10-15 anni hanno ripreso anche una certa importanza, e nuovamente vincerlo o meno fa la differenza. La loro peculiarità sta nel segnalare lo stato di salute del nostro cinema: negli anni d’oro, con 4-5 film notevoli si urla alla “primavera”, negli anni bui (per qualità o anche solo per incassi dei rispettivi titoli) si scivola nella depressione. Nel tempo si è cercato anche di renderli identici agli Oscar – e ai Cesar francesi, Bafta inglesi, Goya spagnoli e così via – anche per la calendarizzazione, ad anno solare, mentre in precedenza si preferiva una scansione differente, da primavera a primavera, per premiare film ancora in circolazione. Di conseguenza quest’anno è stato “monco”, di breve durata: ha riguardato sì il 2016, ma solo da aprile in poi: e quindi ci siamo persi i film del ricco primo trimestre dello scorso anno; a parte Quo vado?, che non sarebbe mai stato preso in considerazione (ma un anno fa Sonia Bergamasco sfiorò il premio come miglior attrice non protagonista), due razziatori di premi come Perfetti sconosciuti e Lo chiamavano Jeeg Robot. Se sommassimo queste opere a quelle in gara, avremmo un’annata dai risultati ben diversi. Per dire che il 2016 non è stato negativo come lo si dipinge nei commenti, anzi. Poi l’effetto è moltiplicato dal fatto che i migliori film dell’ultima edizione sono usciti quasi tutti tra aprile e maggio 2016 (Veloce come il vento, La pazza gioia, Fiore): sono troppo lontani per smuovere sentimenti negli addetti ai lavori. Altri, come Fai bei sogni, Indivisibili, La ragazza del mondo non sono stati successi commerciali, e magari è il pubblico a non aver potuto nemmeno vederli. Ma sommando tutto, l’annata non è stata brutta. Il vero problema è che da novembre di titoli davvero buoni non ne abbiamo più avuti. Speriamo in un’inversione di tendenza nei prossimi mesi, o il 2017 sarà un anno funesto per il nostro cinema.

Detto questo, i premi sono stati ben assegnati dall’Accademia del cinema italiano (chi scrive è uno degli oltre duemila votanti, quindi non incide: altre volte siamo stati severi nel giudizio…). La pazza gioia era di gran lunga, per noi e per la stragrande maggioranza degli appassionati, il più bel film italiano dell’anno: qualcuno storce il naso perché Paolo Virzì ha già vinto varie volte, e magari il premio alla miglior regia poteva andare a Matteo Rovere per l’altrettanto emozionante Veloce come il vento. Ma i cinque premi per La pazza gioia, e soprattutto il riconoscimento come miglior film ci sembra azzeccato; come pure quello, strameritato, a Valeria Bruni Tedeschi come attrice protagonista.

A seguire, hanno avuto addirittura sei premi, ovvero una statuetta in più, altri due film: l’imperfetto ma vitale Indivisibili di Edoardo De Angelis (tra cui miglior produttore e miglior sceneggiatura); e il già citatoVeloce come il vento di Matteo Rovere, meritatissimo quello a Stefano Accorsi come miglior attore protagonista, oltre a vari premi “tecnici”, a segnalare il livello notevole complessivo (forse il premio per la miglior produzione sarebbe stato corretto). Un piccolo film come Fiore di Marco Giovannesi si accontentava forse già di aver avuto 6 candidature, ma il premio a Valerio Mastandrea – che lo ha anche prodotto – come attore non protagonista ci sembra meritato (anche se quest’anno c’erano varie brave “spalle”, candidate e non); senza contare che in questo modo l’attore ha potuto ricordare il giovanissimo, coprotagonista Josciua Algeri, recentemente scomparso in un tragico incidente. Come attrice protagonista, alla pur brava Antonia Truppo (già premiata un anno fa per Lo chiamavano Jeeg Robot) per Indivisibili, avremmo preferito Roberta Mattei per Veloce come il vento, ma siamo alle sottigliezze che non inficiano un giudizio.

E se i premi agli “stranieri” ahinoi interessano poco (l’ottimo Animali notturni di Tom Ford ha battuto tra gli altri Sully di Clint Eastwood, mentre tra i film dell’Unione Europea Io, Daniel Blake di Ken Loach – che con la Brexit già in atto non avrebbe potuto essere in lizza – ha sconfitto film che ci avevano convinto di più come Julieta, Truman e Sing Street), se vogliamo citare una vera ingiustizia dobbiamo citare la categoria miglior regista esordiente. Dove Marco Danieli, regista del sopravvalutato La ragazza del mondo, ha scippato un meritatissimo premio a Mine della coppia formata da Fabio Guaglione e Fabio Resinaro. Film troppo internazionale, con una star come Armie Hammer, su un tema non “sentito” come un soldato americano bloccato nel deserto? Nessuna giustificazione suona valida rispetto a un film innovativo, potente, che svela due talenti che potranno far strada. Troppo bravi per una tale gara? Di recente per fortuna, tale premio si era smarcato da quel triste vizio di premiare non i più meritevoli, ma quelli che è giusto “spingere di più”. E quindi esordienti con buone produzioni e grandi attori (come Rocco Papaleo con Basilicata Coast to Coast, Francesco Bruni con Scialla!, Pif con La mafia uccide solo d’estate, Edoardo Falcone con Se Dio vuole) vinsero meritatamente. Premiare un film evidentemente, nettamente inferiore ci lascia francamente perplessi.

Antonio Autieri

PS Il trionfo di Roberto Benigni in sala, all’atto di ricevere il David di Donatello, fa il paio con le antipatie che ormai l’attore e regista suscita nel “popolo della Rete”, anche tra addetti ai lavori. Ma se uno dei pochi registi e attori ad aver vinto il premio Oscar – con quella carriera, da comico e da autore – non è degno del David alla carriera, ci spiegate chi lo è?

La lista completa dei premi:

MIGLIOR FILM
La pazza gioia prodotto da Marco BELARDI per Lotus Production (una società di Leone Film Group) con Rai Cinema per la regia di Paolo VIRZÌ

MIGLIORE REGISTA
Paolo VIRZÌ per il film La pazza gioia

MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE
Marco DANIELI per il film La ragazza del mondo

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Nicola GUAGLIANONE, Barbara PETRONIO, Edoardo DE ANGELIS per il film Indivisibili

MIGLIORE SCENEGGIATURA ADATTATA
Gianfranco CABIDDU, Ugo CHITI, Salvatore DE MOLA per il film La stoffa dei sogni

MIGLIORE PRODUTTORE
Attilio DE RAZZA, Pierpaolo VERGA per il film Indivisibili

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Valeria BRUNI TEDESCHI per il film La pazza gioia

MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA
Stefano ACCORSI per il film Veloce come il vento

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Antonia TRUPPO per il film Indivisibili

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Valerio MASTANDREA per il film Fiore

MIGLIORE AUTORE DELLA FOTOGRAFIA
Michele D’ATTANASIO per il film Veloce come il vento

MIGLIORE MUSICISTA
Enzo AVITABILE per il film Indivisibili

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
“ABBI PIETÀ DI NOI” musica, testi di Enzo AVITABILE interpretata da Enzo AVITABILE, Angela e Marianna FONTANA per il film Indivisibili

MIGLIORE SCENOGRAFO
Tonino ZERA per il film La pazza gioia

MIGLIORE COSTUMISTA
Massimo CANTINI PARRINI per il film Indivisibili

MIGLIOR TRUCCATORE
Luca MAZZOCCOLI per il film Veloce come il vento

MIGLIOR ACCONCIATORE
Daniela TARTARI per il film La pazza gioia

MIGLIORE MONTATORE
Gianni VEZZOSI per il film Veloce come il vento

MIGLIOR FONICO DI PRESA DIRETTA
Presa diretta: Angelo BONANNI – Microfonista: Diego DE SANTIS – Montaggio e Creazione suoni: Mirko PERRI – Mix: Michele MAZZUCCO per il film Veloce come il vento

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI
Artea Film & Rain Rebel Alliance International Network per il film Veloce come il vento

MIGLIOR FILM DELL’UNIONE EUROPEA
Io, Daniel Blake, di Ken LOACH (Cinema)

MIGLIOR FILM STRANIERO
Animali notturni, di Tom FORD (Universal Pictures)

DAVID GIOVANI
In guerra per amore, di Pierfrancesco DILIBERTO

MIGLIOR DOCUMENTARIO DI LUNGOMETRAGGIO
Crazy for football, di Volfango DE BIASI

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
A casa mia, di Mario PIREDDA

DAVID SPECIALE ALLA CARRIERA
Roberto Benigni