«Se potessi parlare con la libertà in questo momento le chiederei se sa di essere la cosa più desiderata al mondo». È già significativa la frase che leggiamo sul catalogo di Cinevasioni, il primo festival del cinema che si svolge interamente dentro la Casa circondariale della Dozza di Bologna; quella che si è svolta dal 9 al 14 ottobre era già la sua seconda edizione. E di libertà si è parlato tanto, all’interno del cinema allestito in una delle sale del carcere, che ha aperto le porte ad un pubblico di studenti, critici ed insegnanti in un dialogo all’insegna dell’amore per il cinema e per la cultura.

Il progetto ha origine dal corso di formazione CiakInCarcere, che propone un ciclo di lezioni tenuti dai professionisti della settima arte, mirato alla formazione in ambito critico e cinematografico dei detenuti; il corso si è poi evoluto sin dal 2016 in un festival “in carcere, non sul carcere”, come è importante ricordare per comprendere fino in fondo l’intento dell’iniziativa. Gli allievi si sono così trasformati in una vera e propria giuria che ha avuto il compito di attribuire un premio molto particolare, La farfalla d’argento, ad uno dei film selezionati dalla direzione artistica ed organizzativa, curata in collaborazione con D-E-R (Associazione documentaristi in Emilia Romagna) da Filippo Vendemmiati ed Angelita Fiore, insieme ad un affiatatissimo staff di supporto.
Importante evidenziare che la scelta dei film in concorso è accuratissima (qui il programma completo), e dedica particolare attenzione a questioni complesse ma di incredibile attualità, che sembrano avere come filo conduttore il significativo tema della riscoperta della libertà e della bellezza del quotidiano, all’interno di quelle prigioni mentali e fisiche che sembrano vanificare ogni ricerca di significato nella vita dell’uomo.

La programmazione prevedeva due proiezioni al giorno, e ha accolto pellicole dai toni più svariati, a partire dal documentario Shalom! La musica viene da dentro: viaggio nel coro Papageno di Enza Negroni, passando per il divertentissimo Easy, un viaggio facile facile di Andrea Magnani, Sicilian Ghost Story di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, per poi arrivare a La ragazza del mondo di Marco Danieli, inaspettato vincitore di questa edizione, e molti altri film che hanno appassionato e commosso per la delicatezza e la forza delle storie raccontate.
Attivissima anche la partecipazione di attori e registi dei film presentati, che hanno dialogato con la giuria, talvolta in accese discussioni sulla realizzazione dei film in concorso e che sono rimasti evidentemente colpiti dalla risposta di questo pubblico particolarissimo e incredibilmente attento alle sfumature di ogni personaggio e narrazione portati sullo schermo.

Un’iniziativa coraggiosa e necessaria, che al di là dell’evidente potenziale culturale che propone, manifesta dei valori aggiunti e forse nuovi al mondo del cinema: la profondità di un dialogo e il desiderio di condivisione di percezioni, sensazioni ed esperienze che accomunano l’animo umano in tutte le sue declinazioni e che aggirano barriere nella consapevolezza della ricerca di una libertà, da ognuno desiderata e ricercata con la stessa intensità nelle proprie circostanze quotidiane.

Letizia Cilea