Apparentemente Catherine e David sono coniugi felici. Ma il compleanno di lui – che non si presenta alla festa, rovinando la sorpresa, organizzata dalla moglie – diventa l’occasione per far scattare il germe del sospetto nella donna che, conosciuta la giovane Chloe, la ingaggia per entrare in contatto col marito e vedere se con lei ci sta, se indulge al flirt o peggio al tradimento… Ma il gioco sfugge di mano: Chloe è ragazza carina quanto spregiudicata, un’escort di lusso, che si accompagna a uomini ricchi e che approfitta della situazione per incrinare le già fragili certezze di Catherine. Non limitandosi a intrigare il marito di lei, ma iniziando una relazione e raccontando i dettagli con compiaciuta voluttà alla povera e smarrita consorte. Che però non ha il coraggio di affrontare il marito né di interrompere la frequentazione, dolorosa e surreale, con la giovane. Anche perché tra le due donne, a un certo punto, nasce un’attrazione…,Il regista canadese Atom Egoyan non è nuovo a storie ambigue e anche morbose, dal suo ostico capolavoro Exotica ai più conosciuti Il dolce domani e Il viaggio di Felicia. Ma quei film sapevano raccontare le contraddizioni dell’animo umano senza indulgere al facile voyeurismo. In questo inutile remake di un già pessimo film francese ( Nathalie, con Fanny Ardant, Gerard Depardieu e Emmanuelle Beart) prevale invece l’allusione pesante o la concessione a un guardonismo patinato, soprattutto quando scoppia la passione tra le due donne. Peraltro breve e dalle conseguenze funeste: anche per la storia in sè, dal momento che risulta poco credibile e giustificata, come tutto il film.,Dispiace davvero vedere il grande autore che fu Egoyan negli anni 90 (e che si era già perso nei suoi film precedenti, fin dal suo sentito ma poco riuscito Ararat) ridursi a realizzare una pellicola davvero povera e piatta: non è rimasto nulla dei rovelli interiori dei suoi film migliori, con Chloe siamo in zona cinema americano di serie B a essere generosi… Non risollevano il film le prove di Julianne Moore, dolente come lei sa fare ma altre volte meglio caratterizzata psicologicamente nei suoi turbamenti (che qui sembrano, appunto, gratuiti e poco plausbili), della giovane Amanda Seyfried vista in Mamma mia! (sensuale, ma con un personaggio più banale di quanto intendesse l’autore) e soprattutto dell’ornai bollito Liam Neeson. Senza contare che il personaggio del figlio adolescente, ribelle e sfortunato in amore, è davvero mal scritto. Il peggio però arriva quando un colpo di scena ribalta gran parte dell’assunto su cui dovrebbe poggiare la già insulsa storia: non serve aver visto il film francese per arrivarci, e la sorpresa delle due donne è un’ulteriore colpo alla credibilità di un’opera dimenticabile.,Antonio Autieri