Siamo a Parigi, la notte della Vigilia di Natale. Il non più giovanissimo Serge Manou Mani è un medico di base; è di turno e si trascina in modo scorbutico da un paziente all’altro tanto è vero che fioccano le lamentele nei suoi confronti. È solo, con un dramma familiare alle spalle (la morte del figlio travolto da una valanga proprio a Natale) e annega la sua solitudine nell’alcol. Riceve una telefonata da Rose, la ex fidanzata del figlio, che si sente male. Arrivato in visita, si imbatte in Malek, un rider chiacchierone e simpatico che era arrivato nell’appartamento per una consegna. Senza svelare troppo della trama, a causa di un infortunio Serge sarà costretto a farsi aiutare nelle visite mediche proprio dal ragazzo che sarà teleguidato via smartphone a curare, in modo spesso rocambolesco e imprevedibile, i diversi pazienti. Per i due inizia una Vigilia davvero diversa.

Tristan Seguela dirige una commedia gradevole e divertente, costruita intorno ai due protagonisti. Serge è impersonato dal bravissimo Michel Blanc (nel 1994 fu nel cast de Il mostro di Benigni) mentre Malek ha il volto del comico Hakim Jemili; la coppia funziona bene e tra i due attori si percepisce una bella alchimia grazie anche a una sceneggiatura che ha ritmo e che non annoia. Malek si trova in più di una situazione imbarazzante, ed è divertente vedere come riesca ad uscirne, ma il bello del film è il rapporto che si instaura tra i due personaggi; entrambi poco a poco trovano un senso in quello che stanno facendo e indirizzano in modo diverso le loro esistenze. Soprattutto, a Serge torna quella voglia di vivere e di lavorare che sembrava persa e recupera un rapporto più vero con Rose. A dare un tocco in più ci sono anche i dialoghi tra il medico e Suzy, la voce che via telefono gli passa i casi da seguire e che lo sprona in ogni momento a far bene il proprio lavoro. Pur non raggiungendo vertici di commedie francesi come Quasi amici, Chiamate un dottore! si fa comunque apprezzare per la sua brillantezza e lascia nello spettatore una piacevole sensazione di leggerezza.

Aldo Artosin