Commedia gastronomica garbata e non volgare. Michael Youn è un cuoco appassionatissimo di buona cucina ma perde sempre il lavoro a causa di clienti poco avvezzi alla cucina tradizionale francese e più portati per una cucina mordi e fuggi. Dopo l’ennesimo insuccesso, obbligato dalla compagna incinta di lui a trovarsi un altro lavoro, si riciclerà come imbianchino. Ma la cucina tornerà prepotentemente sulla sua strada: Alexandre Lagarde, lo chef del notissimo ristorante Lagarde lo vuole come suo secondo.

Chef è una commedia degli equivoci positiva e con alcuni momenti simpatici. Non brilla per originalità e lo schematismo, per quanto funzionale ai fini della narrazione, tra cucina tradizionale all’insegna del buon gusto e modernità insapore e incolore (la cucina molecolare, come la chiama sprezzantemente Lagarde), è stato già affrontato con ben altra profondità dal topolino Remy in quel capolavoro che è Ratatouille della Pixar, con cui il film di Cohen condivide parecchi elementi, dalla passione di un piccolo cuoco per un grande maestro, al ritratto impietoso di alcuni critici gastronomici che si riveleranno alla resa dei conti di tutt’altra pasta all’equazione gusto in cucina-gusto per la vita. Alcune cose funzionano: i piatti innanzitutto, di sicuro effetto ma anche il cast; in particolare la coppia Réno-Youn, ma anche i numerosi comprimari (gli assistenti di Youn nella cucina dell’ospizio, l’esperto spagnolo in cucina molecolare) regalano qualche momento divertente. Il regista e attore e qui anche sceneggiatore Daniel Cohen non ha molte ambizioni: il suo lavoro sulle maschere fisse è molto semplice, le gag si basano su equivoci elementari ma ha dalla sua il grande mestiere di Réno, capace di spaziare da ruoli drammatici e film leggeri o leggerissimi come in questo caso e la vivacità di Youn in grado di far sorridere il pubblico senza ricorrere alle volgarità più basse.

Simone Fortunato