L’inizio non potrebbe essere più deprimente: stipato nello strapuntino del baule della station wagon, Duncan non è ancora arrivato in vacanza e comincia già a essere criticato da Trent, l’antipatico fidanzato della madre (Toni Collette), che in una classifica da 1 a 10 gli attribuisce un infamante 3. Ritroviamo in C’era una volta un’estate la coppia Nat Faxon e Jim Rash: qui registi (e attori), ma già sceneggiatori del bellissimo Paradiso amaro di Alexander Payne con George Clooney, sulla storia di un padre che deve ritrovare il suo ruolo familiare. Ma se l’attacco del film sembra promettere un’esperienza depressiva nell’ambito della solita famiglia disfunzionale (un copione ormai imperante nel cinema straniero e nostrano), il prosieguo rivela snodi inaspettati, con l’inserimento di nuovi e curiosi personaggi che contornano le vacanze del solitario Duncan: la sguaiata vicina Betty (Allison Janney) che, col bicchiere sempre pieno fin dalla mattina, non perde occasione di fare commenti puntuti ad alta voce; sua figlia Steph (Anna Sophia Robb) che immediatamente abbaglia il povero Duncan, ma soprattutto Owen (Sam Rockwell). Owen gestisce un parco acquatico, il “Water Wizz” e, incontrando per caso Duncan, gli offre un lavoro. Il rapporto che si crea tra Owen, Duncan e i bizzarri dipendenti del Water Wizz (tra i quali ritroviamo anche i due registi) è una delle cose più belle del film e che rendono meglio il rapporto che ogni adulto dovrebbe avere con un giovane di cui senta minimamente responsabilità. Owen non è perfetto, ha i suoi problemi con Caitlyn (Maya Rudolph), la donna che ama, ma ha un’umanità debordante e capisce che un ragazzo di 14 anni che non ha un padre e che è a malapena tollerato dal nuovo uomo della madre, ha bisogno di una mano per non sentirsi solo un’ombra. Mescolando così sensibilità e umorismo, il film riesce ad affrontare un tema delicato e diffuso, trattandolo con delicatezza e mostrando come si possa accompagnare all’età adulta mostrando e rendendo attraenti le infinite e curiose possibilità della vita. Se Sam Rockwell, solitamente uso a interpretare al cinema personaggi scostanti e antipatici, è una piacevole sorpresa, tanto di cappello a Steve Carell (un buono per eccellenza a Hollywood) che veste talmente bene i panni dell’indisponente e odioso Trent, che si vorrebbe prenderlo a calci per tutta la durata del film.,Beppe Musicco,