Pauline è un’infermiera a domicilio nel nord della Francia. Non ha mai fatto politica ma riceve una proposta imprevista: candidarsi per il movimento di destra RNP. Accetterà lei che figlia di un comunista che non ha mai rinnegato i suoi valori? Freschi di elezioni presidenziali francesi 2017, giova vedere questo piccolo ma interessante film portato in sala da un distributore coraggioso come Movies Inspired. Stiamo parlando di A casa nostra, diretto da Lucas Belvaux e interpretato dalla bravissima Emilie Dequenne, lanciata dai fratelli Dardenne in Rosetta e che con Belvaux aveva già lavorato in Sarà il mio tipo? Dequenne impersona Pauline Duhez, un’infermiera che lavora in un paesino del nord francese vicino a Calais. Vive sola con due figli piccoli; è molto professionale, apprezzata e conosciuta in paese per la sua gentilezza. A Pauline – figlia di un padre ex militante comunista che non ha rinnegato i suoi ideali (e che è a sua volta malato) la politica non interessa, non va mai a votare. Forse anche per questo viene considerata come la candidata ideale per fare da capolista per l’RNP (sotto cui è manifesto il riferimento al Front National di Marine Le Pen). È il suo medico di famiglia Philippe Berthier (interpretato da un grande André Dussolier) che si incarica di convincerla. Philippe è un politico scaltro; ha abbandonato i modi duri del vecchio partito di destra per convenienza e ha puntato tutto sull’RNP, che potrebbe arrivare al governo nazionale. Dopo un po’ di titubanza Pauline accetta, cosa che le costa l’ira del padre che non vuole più vederla. La campagna elettorale va a gonfie vele ma c’è un problema; il suo fidanzato è Stéphane (Guillaume Gouix), un ex compagno di scuola che però è anche un militante di estrema destra che in gioventù partecipava a pestaggi e servizi d’ordine per conto di Philippe e che ora opera in segreto (senza che Pauline lo sappia). Una presenza scomoda, che potrebbe compromettere la carriera e l’esito elettorale di Pauline, ma anche dell’RNP, nel piccolo paese…

Quello di Belvaux è un film di grande attualità, subito sconfessato in Francia dal Front National. Molte infatti sono le similitudini tra RNP e FN. Entrambi sono guidati da una donna, entrambi sono di destra ed entrambi hanno rotto rispetto alla linea politica dei rispettivi padri. L’aspetto più interessante di A casa nostra è proprio far vedere come una persona che non ha storia politica, inserita nel contesto giusto e cavalcando l’onda dei sentimenti e delle paure popolari nel partito sulla cresta dell’onda, può arrivare senza troppa difficoltà ad essere eletta. Pauline è una ragazza semplice e onesta e Berthier non esita ad approfittarsene contando sulla sua ingenuità. Tutto questo il film lo descrive molto bene, così come le fasi della campagna elettorale in cui Pauline non dice niente, non conosce il programma, sono altri a parlare al suo posto; lei deve solo cambiarsi il colore dei capelli (da bruna a bionda) e fare le foto giuste accanto alla leader Agnèse Dorgelle (Cathérine Jacob, truccata come Marine Le Pen). Interessanti anche le scene in cui i quadri dell’RNP spiegano molto bene ai candidati cosa dire e non dire in campagna elettorale; quali termini utilizzare per evitare di essere considerati razzisti o xenofobi. Meno convincente nel film, invece, è proprio la parte relativa alla sua relazione di Pauline con Stéphane e alle tensioni mai sopite di questo neonazista con Berthier, perché inevitabilmente il passato che li ha visti insieme riaffiora compromettendo i sogni politici di Philippe. Anche il finale sembra un po’ frettoloso, come se Belvaux avesse voluto rimettere tutti i tasselli della storia a posto in una sorta di “happy end”.

Stefano Radice