Debolissima favola sulla riscoperta di sé e sul cambiamento della vita. Già l'idea di partenza non convince: alla bella Marguerite (l'ancor bellissima Sophie Marceau), donna in carriera gelosissima della propria indipendenza anche affettiva, arriva una montagna di lettere. La mittente è nientemeno che lei stessa e che racconta i suoi sogni di bambina, le difficoltà in famiglia, i primi amori. Le lettere obbligheranno Marguerite a fare i conti con la propria vita e con il proprio passato. Diretto da Yann Samuel, il film ha parecchi nodi irrisolti: innanzitutto, il registro tra il tono fiabesco e il dramma sentimentale non è mai ben amalgamato: si ride o si sorride a fatica e anche laddove dovrebbe scattare la lacrima (nel rapporto della protagonista con il vecchio notaio o con il fratello), si scivola nella melassa sentimentale. Samuel desidera e cerca con sincerità in più di un momento di rifare il verso a un film come Il favoloso mondo di Amèlie ma non gli riesce per nulla l'equilibrio del film di Jeunet. Un po' per un bagaglio tecnico probabilmente inferiore, un po' per una certa rigidità delle Marceau tanto sexy, tanto ricercata nell'abbigliamento quanto incapace di gestire con verosimiglianza i toni grotteschi, comici e drammatici che in modo un po' disordinato affiorano nella pellicola. La 'chimica' tra i personaggi non funziona: la doppia storia d'amore della protagonista è affrontata in modo troppo superficiale e anche la relazione con il notaio, che dovrebbe essere la struttura portante del film, non convince né emoziona. Ma è sul piano narrativo che film fallisce maggiormente: la voce fuori campo della bambina è insistente, fin troppo; i flashback sull'infanzia non illuminano granché il passato e nemmeno vanno a giustificare il cambiamento radicale di Marguerite: anzi, in più di un'occasione, il regista si perde in vezzi e bamboleggiamenti inutili che fanno perdere di vista una storia che in troppi momenti si arena nel sentimentalismo facile o in una prevedibilità che spiazzano lo spettatore, che non si trova di fronte né a una commedia agrodolce su una vita cambiata ma nemmeno a un film di semplice intrattenimento. Magari leggero, ma che non lasci l'impressione di aver buttato via un paio d'ore del proprio tempo.,Simone Fortunato,