Commedia dall'alto tasso di volgarità ma indubbiamente divertente. Dietro la macchina da presa vi è il veterano del genere, il Jay Roach autore dei vari A cena con un cretino, Ti presento i miei e la trilogia di Austin Powers che, sulla base della sceneggiatura della coppia formata da Chris Henchy e Shawn Harwell, mette in scena una parodia dissacrante della politica americana. Il carisma e la vis comica dei due interpreti, Will Ferrell e Zac Galifianakis, per una volta tanto non eccessivamente penalizzati dal doppiaggio, la fanno da padrone. Ferrell è Cam Brady, politicante democratico che da anni spadroneggia nel proprio distretto anche per la mancanza cronica di candidati avversari. È coadiuvato da Mitch (l'ottimo Jason Sudeikis), il suo spin doctor che quotidianamente deve coprire le gaffes del deputato e i tanti, troppi vizietti. Come quando — la sequenza, volgarissima, fa molto ridere — il deputato Cam, con il suo fare tronfio e arrogante, sbaglia numero di telefono e invece che alla segreteria della sua amante maggiorata recapita sconcezze a una famiglia di cristiani integralisti. La comicità del film di Roach è di questo tipo e vola ancora più basso, se possibile, quando entra il scena il goffissimo Galifianakis, figlio di un potente repubblicano che ha deciso di candidarlo per avere un tornaconto economico. Galifianakis e Ferrell sia nelle sequenze in solitaria (come quella, irresistibile, della confessione dei vizi di famiglia al candidato repubblicano) sia in quelle in coppia funzionano molto bene: il film ha i tempi comici giusti, ci sono comprimari di grande livello come Brian Cox, Dan Aykroyd e John Lithgow ma soprattutto si registra il tentativo, in gran parte riuscito, di mettere alla berlina i vizi e difetti di candidati repubblicani e democratici ma soprattutto un modo tanto spettacolare quanto superficiale di fare campagna elettorale in America. Così le cose più divertenti sono gli spot assolutamente imbarazzanti promossi dai candidati: c'è chi come Cam per guadagnare punti sull'avversario si affida a un paio di spot elettorali in cui accusa il rivale di collaborare con Al Quaeda. Il sospetto, che nasce dalla presenza di baffi sul volto dell'acerrimo nemico, sembra convincere un'opinione pubblica che sembra trangugiarsi acriticamente qualsiasi stupidaggine e ovvietà vomitino i candidati. Marty, il rivale repubblicano non è da meno: ha forse meno scheletri nell'armadio del democratico ma è spalleggiato da due uomini di potere che gli finanziano la campagna e non esita, con la complicità di un collaboratore assai spregiudicato, a usare i mezzi più bassi per rovinare l'immagine di Cam, come quando, in un altro spot elettorale, sfrutterà le debolezze del figlio adolescente di Cam. Corrosivo e dissacrante, il film di Roach vanta un'ora di grande forza comica per poi, purtroppo, afflosciarsi nel tracciato rassicurante della commedia leggera: la svolta ottimista sul finale infatti non convince così come un happy end richiesto dalle regole del genere e del pubblico. Ma che di sicuro stona con una prima parte in cui il politicamente scorretto sembra davvero averla vinta.,Simone Fortunato