Ci sono cose agghiaccianti e divertenti in questa commedia che tanto assomiglia a “Una settimana da Dio” con Jim Carrey. L’aspetto più disturbante è il doppiaggio, inefficace e spesso ignorante. Non siamo tra quelli che difendono a spada tratta la lingua originale e i sottotitoli (anche se sentire gli interpreti recitare con le proprie voci rende il film obiettivamente diverso: provare per credere), ma siamo per l’italiano, per la grammatica e per l’ortografia corretta. E allora, passino pure i trailer senza punteggiatura (“World Trade Center”), ma gli erroracci no. Quelli sono errori blu, e non si passa. Esistono le preposizioni articolate, cari dialoghisti: ‘dalla’, ‘dallo’, ‘alla’ ‘allo’ etc etc. E, almeno nella lingua italiana non si dice: “Ho un sacco di cosa da fare a studio”, come a un certo punto dichiara Adam Sandler, scusandosi per il poco tempo che dedica ai propri figli. Altri elementi che colpiscono: l’Aldilà divenuto nemmeno un supermercato ma uno sgabuzzino di un grande ipermercato, dove un angelo fa il commesso e dona, ma senza diritto di recesso, un telecomando universale. Simile quindi l’idea che sottende a “Click” rispetto a quella di “Una settimana da Dio”: qui un telecomando universale in grado di risolvere, come fosse una bacchetta magica, i problemi della vita, dalla moglie che rompe alla carriera che deve essere ottenuta a tutti i costi, là una vera e propria sostituzione a Dio dagli esiti comici. Il risultato è lo stesso: la nostalgia della vecchia vita, fatta da una famiglia non perfetta ma unita. “Click” è in definitiva una commedia con momenti certo divertenti ma non privo di una veste inquietante. L’incubo che per gran parte vive il protagonista, architetto di successo sempre più ricco, sempre più grasso, ma dalla vita sempre più vuota, sempre più solo, sempre più distratto dagli effetti messi da parte per dedicarsi al lavoro, mette i brividi e fa riflettere. Il nostro stile di vita, forse, non è così lontano da quello dell’architetto alla ricerca del telecomando con cui risolvere e farsi beffe della vita.,Simone Fortunato