Bel noir torbido diretto con una certa sicurezza da Allen Hughes che con il fratello Albert aveva già diretto due film interessanti ma irrisolti come La vera storia di Jack lo squartatore e Codice: Genesi. Broken City è il suo film migliore per qualità tecniche e visive ma soprattutto per una sceneggiatura che, a differenza dei titoli precedenti, riesce a sciogliere gli snodi narrativi con verosimiglianza e gusto per lo spettacolo. ,La storia: un investigatore privato, ex poliziotto caduto in disgrazia (il solito, tostissimo Mark Wahlberg) deve indagare sulle infedeltà della moglie del sindaco di New York proprio nei giorni decisivi che lo porteranno a una probabile rielezione come primo cittadino. Ma la vicenda, come il noir classico insegna, si complicherà terribilmente. Scritto dall'esordiente Brian Tucker che confeziona una narrazione classica ricca di rimandi a tanti classici del genere, Broken City ha senz'altro un punto di forza nel cast solido e ben amalgamato: Wahlberg è perfetto nel ruolo del 'private eye', deluso da tante sconfitte nella vita e in vena di riscatto. Ha la faccia e il fisico giusto per il ruolo e soprattutto è abbastanza sbruffone da ricordare tanti detective del genere. E anche gli altri funzionano: Crowe e la Zeta-Jones (con quest'ultima che purtroppo ha perso tanto charme a causa di improvvidi lifting) sono ambigui al punto giusto e le cosiddette spalle sono attori del calibro di Jeffrey Wright (il capo della polizia), Barry Pepper (lo sfidante di Crowe), Griffin Dunne (il finanziatore del sindaco) e, buon ultimo, Kyle Chandler attorno al quale ruotano i tanti segreti del film. Un cast di esperienza, ben diretto da Hughes che con gli attori ha sempre dimostrato di saperci fare – come nel caso di Washington di Codice: Genesi – per un film che soffre di qualche piccola caduta nell'intreccio e di alcuni personaggi (Pepper, la ragazza del protagonista) che sarebbe stato meglio approfondire ma che ha una bella intelaiatura classica innervata di tanti temi fondamentali del noir. La corruzione profonda dell'ambiente politico, il senso di sconfitta di Wahlberg e la sua volontà di riscatto senza compromessi, un'atmosfera plumbea e notturna fatta di inganni, ricatti, doppi e tripli giochi, una sensazione di solitudine e inadeguatezza ma anche una piccola ma importante luce (nel rapporto tra Wahlberg e l'assistente, collaboratrice e amica fedele). Grandi temi del noir, un genere di ombre e sensi di colpa che nasce a ridosso della II guerra mondiale e si nutre dell'inquietudini del tempo, della crisi morale ed economica di quegli anni difficili, riproposti da Hughes con correttezza e senso dello spettacolo e con un occhio a un'attualità politica fatta di più ombre che luci. Chissà che Broken City non sia il preludio della rinascita di un genere da troppo dimenticato: sarebbe il frutto cinematografico migliore di questi anni di crisi.,Simone Fortunato,