Breve storia d’amore è stato presentato alla 20esima edizione della Festa del Cinema di Roma. Diretto da Ludovica Rampoldi, la commedia drammatica racconta la storia extraconiugale tra la giovane Lea, aspirante scrittrice che ha messo da parte i propri sogni, e il cinquantenne Rocco, che la sera va a giocare a scacchi … e poi a boxe. Entrambi sono sposati, Lea con il premuroso attore Andrea e Rocco con la pungente psicologa Cecilia. A primo impatto, le coppie di coniugi sembrano non avere nessun reale problema, allora perché il tradimento? E cosa succede quando Lea inizia a diventare sempre più insistente cercando di entrare pian piano nella vita di Rocco?  Il ritmo che svela questi misteri è incalzante, così come la colonna sonora che l’accompagna portandosi dietro il pubblico nel progressivo svelamento della relazione tra i due amanti e le loro vite dietro le porte di casa. Mentre il nostro interesse cresce i nodi vengono al pettine e ci mostrano una protagonista femminile che da ragazza romantica dagli occhi da cerbiatto diventa sempre più complessa e pericolosa. 

Per quanto coinvolgente e intricato, il film si perde in quella che diventa una storia abbastanza prevedibile e uno svelamento finale che abbassa immediatamente le aspettative dello spettatore. Non di meno divertente (anche se rischia l’ilarità durante scene che dovrebbero essere drammatiche) e con qualche guizzo di grande originalità, Breve storia d’amore non regge però le sue stesse premesse, trascinandoci in un vortice che finisce per collassare su se stesso con un epilogo ben poco soddisfacente. La nostra Pilar Fogliati, che siamo ormai abituati a vedere come la ragazza romantica, svogliatamente sexy e in fondo adorabile, esce dal suo solito personaggio con grande fatica e non riesce del tutto a catturarne la vera essenza. Adriano Giannini è bravo nel ruolo di Rocco, ma non brilla sullo schermo, completamente riempito, come sempre, dalla presenza di Valeria Golino nei panni della psicologa Cecilia, che amiamo e odiamo allo stesso tempo.

Breve storia d’amore vorrebbe parlare d’amore, ma non fa altro che parlarci del suo contrario. Sicuramente Rampoldi si è concentrata molto sul grande macchinario della storia e sui suoi ingranaggi perfettamente incastrati che, di fatti, funzionano, ma ha dimenticato quel pizzico di profondità in più che avrebbe reso il film molto più interessante. Passiamo lunghe scene nello studio della psicologa Cecilia, ma non conosciamo mai veramente la psiche profonda dei nostri protagonisti. Un film interessante, ma che non ha osato abbastanza.

Maddalena Villa

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