Brado è il ranch dove vive Renato, un addestratore e allevatore di cavalli solitario e scontroso. Una caduta dal purosangue Trevor gli causa la rottura di un braccio. Tommaso è suo figlio che non ne vuole più sapere del padre e fa il muratore. Quando però la sorella Viola lo avvisa dell’incidente, pur riluttante va a trovare Renato al ranch e si dice disponibile a provare ad addestrare il cavallo per poi partecipare a una difficile gara di cross-country. In questa impresa lo aiuterà Anna, una giovane addestratrice…

Terzo film da regista per Kim Rossi Stuart dopo Anche libero va bene (2006) e Tommaso  (2016); Brado, in un certo senso, chiude questa anomala trilogia incentrata sui rapporti umani e riprende il tema del primo film, ovvero il rapporto padre-figlio. Un film molto personale è che è tratto dal racconto “La lotta” contenuto nel libro Le guarigioni scritto dallo stesso regista.  Brado non è solo il nome del ranch ma anche lo stato d’animo selvaggio in cui vive Renato, intensamente impersonato da Kim Rossi Stuart. Un uomo solo, che ha dovuto affrontare l’abbandono della moglie Stefania (Barbora Bobulova) e che si è addossato l’educazione dei figli, dura, aspra e in un certo senso estrema. In un momento di tesissimo confronto con Tommaso, Renato infatti gli dice: «Io ti ho fatto da padre e da madre». Il tema del film è chiaramente quello del rapporto padre-figlio, tema certo non originale nella cinematografia ma che Rossi Stuart mette in scena con realismo e credibilità, senza retorica. Merito anche del suo contraltare, Tommaso, cui dà il volto il bravo e promettente Saul Nanni (Mio fratello rincorre i dinosauri) e che è il vero protagonista.

Come genere Brado è un western che rimanda a certe atmosfere dei film di Clint Eastwood – che viene esplicitamente citato in una scena – ma che ricorda anche per ambientazione il recente The Rider – Il sogno di un cowboy di Chloe Zhao. La gara ad ostacoli che Tommaso dovrà fare con Trevor è chiaramente anche una metafora degli ostacoli che lui e il padre dovranno superare per recuperare un rapporto, andare avanti e, da ragazzo, diventare un uomo. Ben tratteggiate due figure femminili secondarie che, però, sono importanti nella storia: Viola, la sorella di Tommaso, cui dà il volto Federica Pocaterra (Solo cose belle), e la fidanzata Anna, che vede all’esordio Viola Sofia Betti che anche nella realtà lavora con i cavalli.  Brado si fa apprezzare per la sincerità che il regista sa mettere in ogni scena e per il realismo dei personaggi ma forse ha il limite dell’eccessiva lunghezza, circa due ore, che portano l’autore a inserire tanti temi (malattia, morte, fede) non tutti approfonditi. Una terza prova comunque matura per un regista che ha qualcosa da dire e raccontare.

Stefano Radice

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