Dopo i grandi biopic musicali degli ultimi anni dedicati a Freddy Mercury (Bohemian Rhapsody) o a Elton John (Rocketman), arriva finalmente anche un film dedicato alla straordinaria figura di Bob Marley, prodotto oltretutto in collaborazione con la famiglia del cantante: Bob Marley – One Love.

È il 1976 e Bob Marley (Kingsley Ben-Adir) e i suoi collaboratori, tra cui la moglie Rita (Lashana Lynch), devono decidere se portare avanti l’iniziativa molto azzardata di un concerto per la pace in Giamaica; il paese, infatti è dilaniato da un’aspra guerra civile, tanto che anche parlare di pace diventa pericoloso. A seguito di alcuni gravi eventi, Bob Marley e la band si trasferiscono a Londra dove, con fatica ma anche con grande determinazione, portano a termine l’album che consacrerà Bob Marley and the Wailers in tutto il mondo: Exodus. La narrazione giunge poi fino al 1978, data dell’epico concerto One Love Peace Concert a Kingston.

La grande forza dei biopic musicali, quando riescono, è quella di potersi rivolgere a chiunque: chi già apprezza, e forse venera, il cantante può godersi qualche ora di quella che ritiene essere grande musica, arricchendo spesso, anche solo di poco, la propria conoscenza del personaggio dal punto di vista biografico e lasciandosi nuovamente conquistare dalle sue canzoni. Per gli spettatori che, invece, non hanno ancora esperienza della musica del cantante protagonista, questo genere di film può risultare una scoperta tanto piacevole da influenzare anche le loro abitudini d’ascolto.

A questo proposito Bob Marley – One Love non raggiunge forse il livello altissimo di altri recenti biopic già citati, ma assicura a tutti, amatori e non, la possibilità di lasciarsi affascinare da un personaggio complesso, sfaccettato ed enigmatico e dalla sua straordinaria musica. Il regista, Reinaldo Marcus Green, e gli sceneggiatori compiono certamente una scelta azzardata tentando di illustrare la levatura di un personaggio come Bob Marley a partire dalla narrazione di soli due anni della sua vita, ma il film è costellato di flashback e visioni del protagonista che arricchiscono parecchio la trama, altrimenti forse poco incisiva ed esplicativa.

Contribuiscono al risultato convincente, inoltre, il ritmo di narrazione scandito dallo stato emotivo del personaggio e la capacità di uscire almeno in parte dall’immaginario comune. Infatti l’alternanza tra sofferenza, accettazione del dolore e slancio, che si verifica più di una volta nel protagonista, sostiene l’andamento del film, rendendolo continuamente intrigante. L’altra sorpresa positiva consiste invece nella rappresentazione di alcuni cliché in maniera non esasperata, come l’uso abbondante di marijuana, o addirittura molto seria (il credo rastafariano e la sua influenza sulla musica, il pensiero e lo stile di vita di Bob Marley), unite al ritratto di un uomo che trasuda amore e pace, ma che è a sua volta sempre in lotta per ottenerli, in sè stesso e per gli altri.

Infine, il punto di maggior forza del film, forse, è la capacità di rappresentare l’unità: unità tra vita privata, vicende politiche, musica e messaggio religioso nell’uomo Bob Marley, ma anche unità tra lui e la Giamaica, lui e la sua band e soprattutto lui e sua moglie Rita. Il rapporto tra loro, in particolare, è meravigliosamente illustrato: un amore giovanile che cresce con i suoi protagonisti e che, non senza divergenze, liti e difficoltà, rimane per tutto il tempo esempio di quest’unità che è, oltretutto, uno dei capisaldi del rastafarianesimo di cui lei è stata tramite per lui.

Bob Marley – One Love è dunque un film che attira, e lo conferma il grandissimo successo che sta riscuotendo al box office nei paesi che ci hanno anticipato, e che soddisfa le attese che suscita: quasi due ore di musica straordinaria e la presentazione in chiave originale di una figura che fu assolutamente fuori dal comune e che proprio per questo conquistò, e continua a conquistare, cuori e orecchi di milioni di persone.

Carla Barenghi

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