Discreto film d’animazione australiano, tecnicamente decente e nel complesso positivo, con al centro un koala già protagonista di una serie televisiva e di un film d’animazione degli anni 90, a loro volta ispirati a un libro per bambini. La vicenda prende le mosse da una misteriosa sparizione di un koala esploratore, capace di spingersi nei luoghi più pericolosi e inesplorati d’Australia per salvare animali in difficoltà e scomparso da più di un anno lasciando nello sconforto il figlioletto Billy che stravede per lui e la moglie. E, vista la sua assenza, nel luogo ribattezzato Greenpatch dove vivono in pace svariate specie di animali e dove proprio il koala di fatto svolgeva il ruolo di capo, ha preso il potere un’inquietante iguana decisa a diventare una sorta di monarca assoluto.

Film ad altezza di bambino (piccolo): è molto semplice dal punto di vista narrativo e piuttosto netto nel presentare i vari personaggi. Vicenda e narrazione ai minimi termini: Billy che parte per un viaggio pericoloso, l’incontro dapprima con una cucciola di koala diretta allo zoo, poi con una buffa lucertola dal collare. Insieme, alle prese con un viaggio avventuroso, ricco di animali buffi o pericolosi (ci sono anche, tra gli altri, struzzi e un vombato) e con due nemici da affrontare; la già citata iguana e soprattutto un gatto selvatico appassionato di topi e piccoli koala.

Tecnicamente accettabile anche se lontanissimo dalla perfezione di colori, sfondi e movimenti dei big dell’animazione, Pixar e non solo, il film di Dean Taylor mostra diversi punti deboli: un’animazione basilare in cui tra l’altro, presumibilmente per motivi di budget, gli umani sono sempre rappresentati di spalle o fuori campo e snodi narrativi un po’ ovvi. Rimane però il tentativo di raccontare una storia famigliare: un figlio che ha il mito del padre e che non si dà per vinto non vedendolo tornare, ma si mette di buona lena e con un pizzico di incoscienza a cercarlo, con l’aiuto di buoni amici e anche con, dopo una serie di svolte, l’intervento provvidenziale della mamma. Semplice semplice, senza volgarità o stupidaggini (eccezion fatta per una paio di gag scatologiche) e un paio di idee di fondo – da soli non ce la si fa mai; i genitori sono una bella risorsa – che saranno viste e straviste in certo cinema ad altezza di bambino ma che poi, a pensarci, non sono poi così banali.

 

Simone Fortunato