Presentiamo altri quattro film in concorso alla 78ma Mostra del cinema di Venezia (1-11 settembre). Più un altro film molto interessante fuori concorso.

Michelangelo Frammartino ha portato in concorso a Venezia il suo lungometraggio Il buco,  una sorta di docu-film esplorativo ambientato nella Calabria degli Anni 60: in controtendenza con una modernità che galoppa e alza i primi grattacieli, un gruppo di giovani speleologi si avventura in uno sperduto paese di pastori nel Sud Italia per esplorare una faglia tra le più profonde d’Europa.

Al contrario di quel che suggerirebbe il titolo, Il buco è un film sull’immensità, dove la natura si estende nello spazio e nel tempo diventando protagonista, catturata grazie a una fotografia curata e stupita (come nella bella scena iniziale con le vacche che sbirciano nella faglia, o alle discese in imbuti di roccia semibui). Spoglio di musica o narrazione, il lungometraggio di Frammartino in fondo è proprio questo: un luogo di immagine pura, dove persino i dialoghi sfumano o sfuggono per diventare rumore d’ambiente, in una terra tutta da sondare e contemplare. (Roberta Breda)

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In concorso a Venezia anche Competencia Oficial. La storia: compiuti i suoi ottant’anni, un miliardario decide di finanziare un film che lasci il segno sulle generazioni future. Per farlo ingaggia la pluripremiata ed eccentrica regista Lola Cuevas, che vede nei due attori Félix Rivero e Iván Torres gli interpreti perfetti dei protagonisti del film commissionatole, un adattamento del famoso romanzo Rivalidad. Tra i due però non corre buon sangue, e le stravaganze della regista unite a svariati incidenti sul set daranno vita a un’odissea produttiva capace di raccontare in modo esilarante vizi, virtù e deformazioni della settima arte.

Dopo Il cittadino illustre, presentato alla Mostra del Cinema nel 2016, i due registi argentini Mariano Cohn e Gastòn Duprat tornano in concorso raccontando i retroscena delle produzioni cinematografiche mentre confezionano, a loro volta, un’opera cinematografica pressoché impeccabile per estetica, ironia e potenza capacità di intrattenimento. Il racconto di Competencia Oficial è dunque innanzitutto un’operazione meta-cinematografica, e se il rischio di autocompiacimento è sempre dietro l’angolo, i due registi argentini riescono a raccontare il proprio mondo con tale leggerezza e ironia da non risultare mai derivativi o autoreferenziali: Lola Cuevas è una regista riconosciuta dalla critica internazionale e pazza abbastanza da far fare ai suoi attori esercizi di scena ai limiti del ragionevole; Felix e Ivan, da parte loro, rappresentano l’emblema dei due volti attoriali tipici del mondo cinematografico: intellettuale e presuntuoso il primo, viziato e sfacciato il secondo, insieme creano un mix letale in grado di generare sequenze e scambi di battute memorabili.

I tre personaggi guadagnano in spessore ed efficacia anche grazie alle straordinarie interpretazioni di Antonio Banderas, Penelope Cruz – qui più brava che mai – e Oscar Martinez, che si cimentano spesso in monologhi e gesti sfrenati atti a valorizzarne le indiscutibili qualità attoriali. Nell’ironia più intelligente si nasconde peraltro un’interessante riflessione sul potere che ha il cinema di plasmare mente e azioni degli uomini, sulla sua forza deformante e sulle derive disumane della brama di potere che spesso divora le grandi star. Sagace, divertente e ben eseguito, Competencia Oficial si candida dunque ad essere uno dei migliori film visti in concorso finora in questa 78ª edizione della Mostra. (Letizia Cilea)

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Scritto, prodotto e diretto dal messicano Michel Franco, già vincitore nel 2020 del Gran Premio della Giuria per Nuevo Orden, anche Sundown (in concorso) è ambientato in Messico, dove la ricca famiglia inglese dei Bennett si gode le vacanze ad Acapulco. Sono Alice (Charlotte Gainsbourg) con i due figli e il fratello Neil (Tim Roth). Quando alla donna arriva la notizia dell’improvvisa malattia e morte della madre, tutti si apprestano a partire per tornare in patria, ma Neil dice di non trovare più il passaporto ed è quindi costretto a fermarsi in Messico per farsi rilasciare un nuovo documento dal consolato britannico. In realtà Neil non vuole affatto tornare in patria, semplicemente cambia albergo e inizia una vita pigra e lenta trascorrendo le ore in spiaggia, dove stringe anche un rapporto con Berenice, una giovane del luogo.

Raccontato quasi solo per immagini, intriso di violenza, il film si trattiene per lasciare molto alle deduzioni dello spettatore. Roth è bravo a tenere la scena con poco e niente, per la maggior parte del film se ne sta silenzioso sotto il sole, mentre intorno a lui si svolgono avvenimenti tragici. Una violenza non così sovrastante come in Nuevo Orden, ma che certo mette in evidenza i contrasti di un paese come il Messico, per certi versi una modernissima località di villeggiatura, per altri un luogo dove chiunque potrebbe ucciderti per pochi soldi. (Beppe Musicco)

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Adattato dal romanzo di Honoré de Balzac, Illusion Perdues (in concorso) ci catapulta nella fiorente Francia di metà ’800 attraverso la storia di Lucien, figlio di una famiglia di stampatori di provincia con ambizioni da letterato e una grande sensibilità d’animo. Grazie al supporto economico della sua nobile mecenate – e amante – Louise de Bargeton, il giovane arriva nella Parigi del giornalismo nascente e del trionfo della carta stampata. Nella città in cui tutto sembra possibile il giovane Lucien si dedicherà alla scrittura, ai piaceri del corpo e al denaro, nutrendo delle ambizioni che ben presto soccomberanno a malvagità, invidie e complotti di una spietata società parigina.

Classicissimo adattamento di un pezzo di letteratura francese, il film diretto da Xavier Giannoli si incasella perfettamente nei canoni del genere, senza inventarsi davvero nulla di nuovo ma raccontando con un certo mestiere ciò che di consistente c’è nel libro di Balzac. E cioè una storia di formazione e deformazione, quella di un giovane di provincia che si ritrova a combattere per restare a galla nel brutale mondo cittadino, che da quel mondo si fa affascinare fino a piegare i suoi principi morali, salvo rimanere vittima delle sue stesse azioni: vicenda vecchia come il mondo ma non priva di interesse, se non fosse che la messa in scena di Giannoli è talmente convenzionale da farci domandare se davvero ci sia bisogno ancora di film del genere. E se la parte dedicata alla scoperta della ruggente Parigi e al fascino del mondo giornalistico ci regala tutto sommato qualche momento di sincero divertimento, la fase discendente della parabola narrativa si incarta, rallentando i tempi e condendosi peraltro di un voice over asfissiante che, ahinoi, ci accompagna fino alla fine del film. Azzeccato invece il cast, composto dal giovane volto di Bejamin Voisin (Estate ’85) nei panni di Lucien, Cecile de France in quelli della mecenate Louise de Bargeton, mentre Gerard Depardieu è un editore analfabeta e Xavier Dolan veste invece i panni del poeta e arrampicatore sociale Raoul Nathan. (Letizia Cilea)

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Fuori concorso è invece Last Night in Soho, con la “regina degli scacchi” Anya Taylor-Joy e la giovane e naturale Thomasin McKenzie (Senza lasciare traccia, Jojo Rabbit). Una ragazza campagnola e vintage, cresciuta dalla nonna, sogna di diventare stilista e si trasferisce così nell’insidiosa Londra: proprio i suoi sogni, però, la mettono misteriosamente in contatto con un’aspirante ballerina vissuta nella city negli Anni 60.

Edgar Wright è da sempre abile nel mischiare generi diversi (suoi Baby Driver o La trilogia del cornetto), e confeziona qui un thriller caleidoscopico che gioca con le aspettative del pubblico, riuscendo spesso a sorprenderle. Spettacolo e tensione sono assicurati, in un film barocco ma dove tutto trova il suo posto, dalle musiche stridenti ai colori pervasivi delle insegne al neon. (Roberta Breda)

 

Nella foto grande: i protagonisti di Competencia Oficial, film diretto dai due registi argentini Mariano Cohn e Gastòn Duprat 

 

Due video reportage dei nostri inviati alla Mostra Roberta Breda, Letizia Cilea e Beppe Musicco