In Belli ciao Pio e Amedeo sono due bambini pugliesi amici per la pelle. Sono inseparabili fino a quando Pio, attratto dal mondo della finanza, non decide di trasferirsi a Milano per studiare economia e commercio. Amedeo, invece, rimane al paese; avrebbe voluto fare il medico ma si ritrova in un negozio di articoli sanitari. Dopo anni di distanza, Pio torna in Puglia per partecipare a un progetto di riqualificazione del suo paese e ritrova Amedeo…

Gennaro Nunziante, già regista e sceneggiatore dei più grandi successi di Checco Zalone (Cado dalle nubi, Che bella giornata, Sole a catinelle e Quo vado?) e de Il vegetale con Fabio Rovazzi, ritenta la strada di portare al successo cinematografico star della comicità televisiva e del web come Pio e Amedeo. Il tentativo, però, non convince del tutto; Belli ciao non è un film di sketch – e questo è positivo – ma non ha la verve e l’originalità di altri lavori diretti da Nunziante. Siamo di fronte all’ennesima riproposizione delle differenze e del “conflitto” tra meridione e settentrione che molto meglio sono stati rappresentati da film quali Benvenuti al Sud o Benvenuti al Nord o dallo scoppiettante Cado dalle nubi. Belli ciao pullula di luoghi comuni; al Sud non c’è lavoro, non cambia nulla, si vive di espedienti ma c’è calore, amicizia e spontanea ingenuità. Al Nord, invece – ma sarebbe meglio dire a Milano, che di certo Nunziante non sembra amare visto come viene raffigurata – si va di fretta, si pensa solo a lavorare, domina la finanza, si vive nel lussuoso quartiere del bosco verticale, si passa la vita a fare apericena, si vivono storie sentimentali con star del web che però hanno ex mariti e figli avuti da altri uomini.

Il film è anche il racconto di un doppio viaggio; quello di Pio che tornando nel suo paese natale in Puglia riscopre l’amicizia per Amedeo e si riappropria di quei valori che il Nord gli aveva fatto dimenticare, e quello di Amedeo che, salendo a Milano, con il suo candore cerca di portare un po’ di sincerità nella vita dell’amico e rimane sbalordito di fronte a certe stranezze del capoluogo lombardo. In Belli ciao non si ride molto; Pio e Amedeo lasciano la loro comicità scorretta e si mettono al servizio di Nunziante in un film troppo prevedibile e in un certo senso già visto. Curiosità finale; quando Pio sale a Milano per inseguire i suoi sogni, assimila un accento e una parlata lombarda talmente accentuata e forzata da far impallidire il Milanese imbruttito.

Stefano Radice

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