Con Belle & Sebastien – Next Generation siamo ai giorni nostri e Sebastien, 10 anni, trascorre a malincuore le vacanze in montagna con la nonna e la zia, dando una mano nell’ovile. Nulla di troppo entusiasmante per un ragazzo di città come lui. A rompere la monotonia delle sue giornate è l’incontro con Belle, un cane gigantesco e dolcissimo ma ingiustamente maltrattato dal suo padrone. Pronto a tutto pur di difendere e proteggere la sua nuova amica, Sebastien vivrà l’estate più emozionante della sua vita…

Dopo i fortunati film Belle & Sebastien (2014), Belle & Sebastien – L’avventura continua (2015), Belle & Sebastien – Amici per sempre (2018), un nuovo capitolo dedicato alle avventure e all’amicizia tra Sebastien (Robinson Mensah Rouanet) e la bellissima Belle che trae origine dai romanzi di Cécile Aubry e di cui si ricorda anche una bella serie Tv animata giapponese degli anni 80. Rispetto ai tre film precedenti, questo rifacimento – o reboot – è trasposto dagli anni 40 ai giorni nostri, sotto la direzione di Pierre Coré, e segue un percorso molto prevedibile con i due protagonisti che si trovano a fronteggiare diversi imprevisti che permetteranno però di cementare il loro rapporto; obiettivo di Sebastien non è quello di fare di Belle il “suo” cane ma di renderla libera di correre senza limiti. Il film offre poi anche il lato del rapporto umano tra il bambino e la nonna Corinne (Michèle Laroque), una donna resa inavvicinabile dalle vicende della vita che, grazie al nipote, riuscirà ad aprirsi e a cambiare. Nella sceneggiatura si inseriscono temi come quello dei social network e come l’attenzione e la cura per la natura e l’ecologia che rappresentano ulteriori differenze rispetto alla trilogia precedente e che danno al film una caratterizzazione di contemporaneità. Non ci sono grandi soprese nella storia o grandi interpretazioni attoriali, ma Belle & Sebastien – Next Generation – pur non essendo un film memorabile – si fa comunque seguire anche grazie alla naturale simpatia di Belle e ai paesaggi incantevoli dei Pirenei.

Stefano Radice

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