Su Netflix sta spopolando Beckham, la docuserie in quattro puntate diretta da Fisher Stevens, premio Oscar nel 2010 per il documentario La baia dove muoiono i delfini. Parlando di David Beckham, uno dei massimi interpreti del gioco del calcio tra anni 90 e prima decade del nuovo millennio, ci si immaginerebbe il classico biopic che ripercorre le tappe principali della carriera del campione inglese. Il lavoro di Stevens è certamente questo ma anche molto di più. David Beckham è stato un personaggio sportivo ma anche fortemente mediatico per il suo fidanzamento, e poi matrimonio, con Victoria Adams, che negli anni 90 era una componente della pop band delle Spice Girls. Uno degli aspetti più forti della serie è proprio la documentazione di come la coppia sia stata costantemente al centro dei media, della loro invadenza e della loro pressione incessante per carpire segreti, tradimenti, punti deboli della vita coniugale. In questo la loro vita ricorda molto da vicino quella di Lady Diana. Sono gli stessi David e Victoria a raccontare del rapporto complicato con i giornalisti, soprattutto di gossip. Ed è il personaggio di Victoria, puntata dopo puntata, a diventare sempre più centrale nel raccontare gioie, frustrazioni  e momenti di stress difficili da reggere anche per una coppia famosa, ricchissima e assai privilegiata.

Ci sono tanti episodi significativi della carriera calcistica di David, diventato un idolo assoluto per gli inglesi che però, ai mondiali del 1998 si sono sentiti traditi per il fatto che proprio il loro eroe, facendosi espellere ingenuamente negli ottavi di finale con l’Argentina, abbia di fatto causato l’eliminazione della propria nazionale dai mondiali. Beckham è cresciuto calcisticamente nel Manchester United, e una figura centrale nella sua vita, tra alti e bassi e momenti di tensione, è stata quella del manager Alex Ferguson, un altro protagonista importante della docuserie, che ha sempre considerato David come una sorta di figlio, seguendolo fin dalle giovanili. Da Manchester a Los Angeles, passando per Parigi, Madrid e Milano (sponda Milan), sono queste le città in cui Beckham ha militato, lasciando sempre ottimi ricordi per la sua impeccabile serietà e professionalità. Ci sono tanti contributi che arricchiscono il racconto, da quelli dei suoi compagni di squadra, a quelli di figure come l’allenatore Fabio Capello che lo ebbe al Real Madrid e che arrivò anche a metterlo fuori squadra ma verso il quale Beckham nutre grande stima e rispetto. La presenza più intrigante, però, è quella di Diego Simeone, ora allenatore dell’Atletico Madrid ma nel 1998 titolare nell’Argentina; fu lui, con una certa malizia, a provocare la reazione di Beckham durante la partita e a farlo espellere. Come sia finita tra i due, lo racconta molto bene la docuserie… Infine, una curiosità: David Beckham è un maniaco dell’ordine in casa.

Stefano Radice

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