La ricerca della felicità è un argomento popolare nell’universo cinematografico e spesso viene rappresentata da un’ampia varietà di prospettive. Tuttavia, sembra esserci un tacito consenso sul fatto che le persone con una disabilità fisica o mentale trovino un loro percorso personale verso la felicità più originale di chiunque altro, un po’ come in Forrest Gump o in Rain Man. Con il loro film congiunto, i due registi e protagonisti hanno creato un film dalla struttura di commedia drammatica che presenta somiglianze nel carattere e nella struttura con Quasi amici, e che altrettanto volentieri prende lo spettatore.

Louis Caretti (Bernard Campan) gestisce la sua impresa di pompe funebri con metodicità e precisione tipicamente svizzere. Una sua distrazione alla guida causerà l’uscita di strada di Igor Parat (Alexandre Jollien), che ha problemi motori, vive con la madre, ma svolge con tranquillità il suo servizio di fattorino in bicicletta per un negozio di alimentari. La conoscenza tra i due susciterà la curiosità di Igor per il mestiere di Louis e sarà l’occasione di un inaspettato viaggio insieme, a bordo di un carro funebre con tanto di bara.

Citavamo Quasi amici. Con un senso dell’umorismo più tenue, ma non meno divertente, Beautiful Minds (discutibile scelta per trasporre in italiano l’originale francese Presque ovvero “Quasi”, e che si presta anche a confusione) si concentra sempre sul mettere in discussione stereotipi scontati per poter finalmente condurre una vita più libera e meno condizionata. La mancanza di libertà colpisce entrambi i protagonisti in modi diversi: mentre Louis è forzato da un lavoro quotidiano che non gli lascia spazio per sviluppare una vita privata che gli dia soddisfazione, il ritratto di Igor, della sua vita privata e della sua personalità avviene in modo simile; anche lui si sforza di liberarsi dalle cure pedanti della madre e di condurre una vita e responsabile ma autodeterminata, secondo i suoi desideri.

Sia con la definizione di felicità che con la trama del film, i registi/protagonisti criticano gli stessi meccanismi che fanno entrare le persone in un ciclo apparentemente senza uscita, e che per questo dimenticano di gustare a fondo l’esistenza. Allo stesso tempo, Beautiful Minds esamina da diverse prospettive il come percepiamo il nostro ambiente e gli altri esseri umani, in particolare per quanto riguarda l’accettazione delle persone disabili nella vita di tutti i giorni; inoltre cerca evidentemente di sensibilizzare lo spettatore sul fatto che le persone con disabilità spesso hanno uno sguardo più acuto sulla vita rispetto alle persone sane, pur continuando ad avere sentimenti e necessità.

Con questa storia personale, i due registi celebrano il loro passato comune e ci offrono una storia “on the road” che lascia spazio a momenti divertenti o meno, con personaggi più o meno onesti e simpatici, ma con una vera amicizia che influenza l’uno e l’altro; e (bel particolare) una serie di riflessioni filosofiche piazzate apposta da Igor per mettere in discussione il significato delle nostre vite. Da ultimo, il simbolismo del carro funebre per la vita stanca e piatta che sembra tutti conducano, è decisamente adeguato al messaggio, non solo visivo, del film.

Beppe Musicco

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