Ernesto (Marco Giallini) e Filippo (Alessandro Gassmann) hanno due personalità agli antipodi e un unico punto in comune: sono entrambi professori di liceo; il primo un motivato insegnante di lettere, il secondo un improvvisato maestro di matematica. Ernesto è di sinistra ma detesta la tecnologia, è rigorosamente senza computer, tradizionalista anche con i suoi allievi, e fa della sua austerità un punto d’onore. Filippo, invece, è un simpatizzante di Forza Italia e soprattutto vive connesso alla Rete tanto da far lezione concedendo ai suoi alunni di utilizzare gli smartphone per trovare le soluzioni agli esercizi.
Un tempo erano “migliori amici” ma uno scontro profondo e mai risolto li ha tenuti lontani: una donna che hanno amato entrambi e una figlia “in comune”. Un giorno si ritrovano a insegnare nella stessa classe e tra loro saranno di nuovo scintille. Saranno obbligati ad affrontare il passato, che ritornerà nelle sembianze di Nina (Emanuela Fanelli, vista in Non essere cattivo), appunto la “loro” figlia, che li sottoporrà a un semplice esperimento che si trasforma in una grande sfida: Filippo dovrà provare a uscire dalla Rete ed Ernesto a entrarci dentro, il tutto filmato in un video.

Ci sono tanti elementi in questo film di Massimiliano Bruno al suo quinto lavoro. Il regista romano percorre ancora le vie della commedia ma sembra non riuscire più a trovare quella verve che, in realtà, è stata presente soprattutto nel primo film, Nessuno mi può giudicare, del 2011. Da una parte c’è la critica allo strapotere della Rete anche se poi la morale è che non se ne può fare a meno; dall’altra Beata ignoranza è anche un film sui rapporti umani e parentali e sul sapersi prendere le proprie responsabilità, cosa che i due protagonisti non hanno saputo fare, soprattutto nei confronti della figlia ma anche delle donne con cui hanno avuto a che fare. Il film si lascia comunque vedere grazie soprattutto alla bravura di Giallini e Gassman – che avevano già lavorato insieme nel fortunato Se Dio vuole e prima ancora in Tutta colpa di Freud – che sopperiscono a una certa superficialità nella sceneggiatura che Bruno ha scritto con Herbert Simone Paragnani e Gianni Corsi. Non mancano anche personaggi di contorno che danno un certo colore e vivacità alla storia come i due coinquilini un po’ tossici di Filippo e i due tecnici che devono aiutare Nina a girare il video su Ernesto e Filippo. L’impressione finale è quella che abbiamo provato vedendo altri film di Bruno come Confusi e felici e Viva l’Italia: promettono bene ma manca sempre qualcosa perché siano buoni film.

Stefano Radice