La vendetta perfettaBear Country è un film poliziesco che mira a fondere tensione noir, umorismo eccentrico e caos criminale in escalation. Il risultato è un passatempo abbastanza divertente, sostenuto da un cast affiatato, anche se non riesce mai a trovare una vera e propria identità. Russell Crowe interpreta Manco Kapac, il proprietario albanese di un locale notturno i cui piani di pensionamento vengono accelerati da un problema di salute e dal crescente desiderio di lasciarsi alle spalle il suo pericoloso mondo. Sfortunatamente, la vita ha altri progetti. Una rapina commessa da Jeff, un professore universitario in difficoltà (Aaron Paul), il coinvolgimento dell’audace impiegata di banca Carrie (Nina Dobrev) e l’arrivo di un misterioso potenziale acquirente di nome Joe (Luke Evans) trascinano Manco in una spirale di ricatti, cartelli, doppi giochi e decisioni sempre più sbagliate.

Sulla carta, è il classico giallo corale che evoca ricordi degli adattamenti di Elmore Leonard. Derrick Borte (regista e sceneggiatore) comprende chiaramente il fascino di queste influenze, arricchendo la sceneggiatura con personaggi eccentrici, trame intrecciate e momenti di umorismo nero. Per gran parte della sua prima metà, il film riesce a convincere proprio per questo. Osservare questi personaggi disparati incappare in situazioni sempre più complicate trasmette un certo dinamismo, e le interazioni divertenti sono sufficienti a tenere viva la narrazione.

Ovviamente il punto di forza del film è proprio Crowe. Dopo aver dedicato gli ultimi anni a interpretazioni più leggere e spensierate, il premio Oscar sembra divertirsi un mondo nei panni di Manco. Che si tratti di praticare la meditazione per abbassare la pressione sanguigna, di destreggiarsi tra assurde complicazioni criminali o semplicemente di lanciare insulti con impassibile convinzione, Crowe apporta una gradita dose di autoconsapevolezza a un materiale che spesso rischia di prendersi troppo sul serio. È una di quelle interpretazioni in cui il divertimento dell’attore diventa contagioso. Anche la Dobrev è altrettanto divertente, infondendo a Carrie un’energia imprevedibile che spesso rischia di rubare la scena a tutti: il suo entusiasmo sempre più sconsiderato per il crimine regala alcuni dei momenti più esilaranti del film. Paul, dal canto suo, interpreta la figura del personaggio serio in mezzo alla follia, catturando efficacemente il crescente panico di Jeff mentre la sua vita precipita nel caos.

Purtroppo, La vendetta perfetta fatica a mantenere l’equilibrio che si era creato inizialmente. Con il progredire della narrazione, la vena comica inizia a svanire e il film vira verso territori più convenzionali da thriller poliziesco. La transizione di tono è discontinua, il che rende l’umorismo poco sviluppato e la suspense priva di vera mordente. Quella che inizia come un’originale commedia corale si trasforma gradualmente in una storia piuttosto standard di criminali, cartelli e inevitabili tradimenti.

La sceneggiatura non aiuta. Diversi colpi di scena sono prevedibili con largo anticipo e molti personaggi rimangono dei bozzetti, piuttosto che personalità ben definite. Nonostante la gestione di molteplici punti di vista, la storia raramente va oltre le motivazioni superficiali, rendendo difficile appassionarsi al destino di chiunque. Anche i dialoghi non sono da meno, spesso esplicitando le intenzioni dei personaggi anziché lasciarle emergere in modo naturale. Perfino le sequenze d’azione risultano mancanti di ritmo ed emozione, che per un film incentrato su rapine, cospirazioni criminali e violente conseguenze è peccato grave. Sono messe in scena con competenza, ma raramente memorabili, contribuendo alla sensazione generale che il film non raggiunga mai il livello di intrattenimento a cui aspira.

Nonostante i suoi difetti, La vendetta perfetta rimane comunque godibile dall’inizio alla fine. Il cast è uniformemente impegnato, il ritmo raramente si trascina e ci sono abbastanza sprazzi di umorismo fuori dagli schemi da far pensare a una versione più brillante e divertente del film che si cela sotto la superficie. È il tipo di thriller poliziesco a medio budget che trova sempre più il suo pubblico sulle piattaforme di streaming: facile da fruire, a tratti divertente, piacevole durante la visione, ma improbabile che rimanga impresso a lungo dopo i titoli di coda.

Beppe Musicco

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