Il problema di un film come “Be Cool” è che è divertente soltanto “nella misura in cui”. E cerco di spiegarmi. Il film ha un cast di attori di grandi capacità, fama e attrattiva; ha due protagonisti, la Thurman e Travolta, che tutti sanno che balleranno ancora insieme, come in “Pulp Fiction”. In più, John Travolta continua a essere l’uomo che ha interpretato Tony Manero, il giovane di Brooklyn ne “La febbre del sabato sera”. Ma questa scena, ampiamente enfatizzata dalla pubblicità, rende perplessi: la scena non è divertente e la musica si dimentica un minuto dopo che il ballo è terminato. Perché? Forse che Travolta e la Thurman ballano male? No, anzi. Ma in Pulp Fiction la scena aveva tutto un altro senso: Travolta era riluttante, obbligato a ballare dalla moglie del suo boss, la danza era una sorpresa per lui e per noi che lo guardavamo (ricordandoci, questo sì, solo allora, che Travolta era anche Tony Manero). La scena per altro stava benissimo in piedi da sola, ed era perfettamente funzionale al film. Qui invece la scena non ha alcun legame col film, è giusto un ammiccamento che rimanda solo ad altri momenti della carriera dagli attori, e il risultato è deludente. Così come il resto del film: è divertente, ma solo se continuamente si fa lo sforzo di collegarsi ad altro: guardando The Rock, che fa contemporaneamente la guardia del corpo spietata e il ballerino omosessuale (e ci diverte il fatto che sia lontanissimo da questo; ma per quelli che non lo sanno?). O il fatto che Chili Palmer passi dalla carriera di produttore cinematografico a quella di produttore musicale, incontrando poi Danny De Vito, che faceva l’attore in “Get Shorty”. Già, ma che ci fa in questo film? O Harvey Keitel, che rifa il verso per metà a “Le iene” e per l’altra metà a “Pulp Fiction”. Insomma, nonostante il film sia divertente, i personaggi siano simpatici, le musiche e i balletti accattivanti, ci sembra molto faticoso per chi già conosce attori e filmografie e poco comprensibile per chi non è un cultore della materia. ,Beppe Musicco