Qualcuno lo invoca già da anni. Noi ci limitiamo a ribadirlo a chiare lettere: Mr Allen, si fermi! Si prenda un anno e anche due di riposo. Basta con un film all’anno. Perché Woody Allen  davvero non batte la fiacca: ormai da una quindicina d’anni – ma anche prima – gira un film all’anno, la maggior parte discreti, un capolavoro recente (Match Point) ma anche parecchi passi falsi, tanta stanchezza e una dose sempre meno sopportabile di cinismo.

Dopo infatti i non eccelsi Sogni e delitti (praticamente una brutta copia di Match Point) e Vicky Cristina Barcelona (praticamente una guida turistica di Barcellona), ecco Basta che funzioni, la quintessenza del Woody-pensiero che appunto coincide con un semplice, banalissimo slogan. Basta che funzioni appunto. Non domandare nulla: il senso della vita, il significato del male e della morte, il valore dell’amicizia e dell’amore. Nulla ha senso: siamo figli del caso, tanto vale prendersela per quello che è, e godersela finché c’è tempo. È con questo triste disincanto che affronta la vita Boris, interpretato da Ed Begley Jr., praticamente una controfigura di Allen. Che certo si innamora pure della ragazza-velina che gli finisce letteralmente tra i piedi: ma poi la relazione finisce inevitabilmente. Ma perché disperarsi? Non ne vale davvero la pena.

Scritto, come sempre in maniera molto fluida, interpretato meglio, Basta che funzioni è il solito solido film di Allen tanto cinematograficamente privo di pecche quanto da un punto di vista esistenziale privo, paradossalmente, di vita.

Simone Fortunato