Il destino del piccolo Babe sembra quello dei suoi simili ma lui, maialino inesperto e ingenuo, non lo sa. La sua fortuna però è di diventare il premio in un gioco organizzato in una fiera di paese. A vincerlo è Arthur Hoggett, fattore inglese taciturno che quando lo osserva per la prima volta viene stregato dai suoi occhioni; anche se la moglie ne vorrebbe fare il piatto forte del pranzo di Natale. Babe conosce i vari animali che hanno per lui sentimenti contrastanti: se il cane da pastore Rex lo guarda male, la sua “consorte” Fly lo prende in simpatia e lo tratta con affetto materno; il goffo papero Ferdinand fa amicizia con lui e l’anziana pecora Maa è colpita dalla sua gentilezza, ma c’è anche un terribile gatto… Intanto Arthur, a poco a poco, si affeziona e sembra riluttante a far finire Babe nel forno. Anche perché, a un certo punto, il maialino si mette in testa una strana idea…

Adattamento del romanzo per bambini di Dick King-Smith, Babe – Maialino coraggioso fu un grande successo di metà anni 90, uno dei pochi film per famiglie diventato anche un protagonista della stagione dei premi, con un Golden Globe per la miglior commedia e ben 7 nomination agli Oscar, tra cui per miglior film e regia nonché per l’interpretazione di James Cromwell (che da qui vide decollare la sua carriera), con una statuetta per gli effetti speciali. E in effetti tecnicamente il film era un prodigio, riuscendo a far parlare con naturalezza gli animali della fattoria tra manipolazioni al computer e utilizzo di animatronics (ovvero animali “meccanici”), senza contare il difficile addestramento degli animali veri (fra l’altro per Babe si utilizzarono una quarantina di suini, visto che i vari “cuccioli” crescevano durante le riprese).

Ma i meriti del film, diretto da Chris Noonan (alla sua opera prima dopo varie serie tv, e che poi non avrà una ricca carriera cinematografica limitandosi solo a un altro film), non sono solo tecnici, anzi. Il film conquistò i piccoli spettatori per la tenerezza del protagonista e per la simpatia della storia, dove il coraggio di un piccolo animale trascina tutti. Ma conquistò Hollywood, e non solo, per la forza dell’apologo fiabesco in cui una creatura mite entra in un universo estraneo e lo trasforma con sua testarda gentilezza. Babe, in effetti, è un piccolo gioiello: impaginato con brio, diviso in capitoletti introdotti da esilaranti topolini, è ricco di britannico sense of  humour, abitato da personaggi tipizzati e molto bene caratterizzati (il fattore silenzioso e burbero ma di buon cuore, la moglie chiacchierona e sopra le righe, il cane duro e severo e la “compagna” affettuosa, il papero pauroso e pasticcione… e così via) su cui spicca il protagonista, ben ritmato fino al finale trascinante.

Il film non è affatto invecchiato ed è ricco di spunti notevoli che lambiscono temi alti come il destino (il fattore, guardando il maialino in palio nella fiera, ha un moto di simpatia per «la flebile consapevolezza di un comune destino») e la vocazione. Che a volte, per un piccolo esserino, può non essere quella che ci si aspetterebbe e che tutti definiscono a priori: con coraggio, costanza e soprattutto mitezza di cuore – un cuore puro che sconfigge ogni pregiudizio su di lui – si può però cambiare non solo la propria sorte, ma anche un pezzo di mondo.

Antonio Autieri