Babadook (id.)
Australia 2014 – 93′
Genere: Horror
Regia di: Jennifer Kent
Cast principale: Essie Davis, Noah Wiseman, Daniel Henshall, Barbara West
Tematiche: paura, paranoia, maledizione
Target: adulti

Una donna alle prese con un figlio difficile: violento, esagitato. Problemi psicologici o possessione diabolica?

Recensione

Horror australiano di buona fattura, ben scritto e diretto da Jennifer Kent che dirige una storia ricca di elementi e temi già visti nella storia del genere (il tema della possessione, degli oggetti maledetti, del maleficio, il bambino vittima e carnefice) a cui la regista aggiunge una sensibilità tutta femminile nella definizione dei caratteri dei protagonisti e nel realismo nella costruzione del rapporto tra madre e figlio. Lei, sola, si arrabatta come può tra difficoltà sul lavoro e la gestione, per dir così, di un bambino difficile vittima di se stesso, di tanti, troppi accessi di violenza improvvisi. Sempre solo, questo povero bimbetto (interpretato dall’inquietante e giovanissimo Noah Wiseman): le feste di compleanno molto tristi, il dubbio che il ragazzino possa avere problemi psichici gravi e un rapporto complicato con una madre sempre sull’orlo di un esaurimento nervoso sfiancata dai continui incubi notturni  e strapazzata dalla vita. Buona fase preparatoria, introspettiva e psicologica, con un bel lavoro della Kent sugli ambienti e gli spazi interni della casa in cui viene ambientata gran parte della narrazione che ricorda tanto cinema degli anni 70 e la precisione nella messinscena di alcuni horror recenti riusciti come L’evocazione – The Conjuring o Insidious. La svolta centrale vede uno dei tanti oggetti che nel cinema horror diventa mezzo di perdizione. È un libro di fiabe (il Babadook del titolo è anagramma di A bad book), efficacemente animato digitalmente, che comincia in qualche modo a impossessarsi dei due protagonisti, dapprima condizionando pesantemente l’equilibrio psicologico già fragile del piccolo Samuel, poi trascinando in un vortice di autodistruzione anche la madre. Kent riesce a bilanciare una certa prevedibilità dell’intreccio attraverso un elemento che di solito non rappresenta l’architrave per un film horror: la direzione degli attori, entrambi molto in gamba e quasi unici interpreti del film, inquietanti anche dal punto di vista fisico e reali dal punto di vita del l’approfondimento psicologico. Essie Davis, nei panni di Amelia fa uno strano effetto allo spettatore: eroina fragile ma anche vittima e carnefice al tempo stesso; madre coraggio e donna strega instabile, anche per merito di una sceneggiatura di livello, sembra un po’ come la leggendaria Shelley Duvall in Shining, sempre sul punto di esplodere, sempre sul punto portare all’inferno tutto e tutti. Più riuscito e coeso nella prima parte, preparatoria e più thriller che in una seconda decisamente più horror e prevedibile, Babadook è un lavoro che si colloca ben al di sopra della media di film analoghi recenti e ha due grandi meriti: quello di riportare la tecnica e sintassi cinematografica in auge anche per i cosiddetti film di paura e quello di citare con eleganza e un certa sobrietà tanti pezzi di storia antica e recente del cinema horror: dall’espressionismo tedesco e il cinema muto agli slasher degli anni 70 e 80.

Simone Fortunato