Siamo nel Medioevo, in Francia: vediamo una nutrice araba con i suoi due bambini. In realtà uno solo è suo, lo scuro Asmar, l’altro è il figlio del padrone, cui lei fa da balia. I due bambini crescono come fratelli, finché il padre – contrario a questa amicizia – li divide, e poi scaccia la donna e Asmar, facendo credere al figlio che sono morti. Molti anni dopo Azur andrà al di là del mare, per cercare loro e la fata dei Jinn di un’antica leggenda raccontata proprio dalla nutrice.

Azur e Asmar, diretto da uno dei maestri dell’animazione europea ovvero Michel Ocelot, è una fiaba sulla scoperta della propria identità culturale. Ambientata in un tempo lontano dal nostro, ci porta a riflettere sulle diversità di due culture e sulla possibile integrazione. I due protagonisti da bambini si rapportano in modo spontaneo tra di loro, in un legame giocato tra armonia e contrasto. Solo in seguito vengono divisi dalle disuguaglianze sociali, fino a ritrovarsi adolescenti accomunati dallo stesso ideale che ha le radici in un racconto mitico legato all’infanzia. Essi affrontano le prove con coraggio ma la giusta tensione alla conquista non cancella il lato umano: nel momento del bisogno prevale sempre l’amicizia, entrambi si salvano solo grazie all’intervento dell’altro. Azur e Asmar è una fiaba, come tale i due protagonisti (non a caso due principi in cerca di una principessa) hanno bisogno di alcuni aiutanti: Rospù (un viandante furbo), il saggio, la nutrice e la principessina. I quattro personaggi rappresentano quattro tipi diversi di conoscenza: l’esperienza di Rospù, la saggezza del dottore, l’affetto che supera ogni razzismo della nutrice e la speranza portata dalla piccola futura regnante. Sono loro a permettere di superare il disagio, provocato da una condizione di diversità: Asmar da bambino in qualità di servo e Azur da giovane quando viene demonizzato a causa dei suoi occhi azzurri. Noi stessi ci sentiamo diversi ed esclusi in quanto non capiamo la lingua araba, che è appositamente lasciata senza sottotitoli. L’integrazione si realizza attraverso la condivisione dell’esperienza e la rinuncia al ruolo di vincitore, così la vera conquista diventa la realizzazione di sé attraverso lo scambio con l’altro. Lo stesso avviene dal punto di vista dell’animazione dove la passione per il decoro del mondo arabo, l’arabesco, si fonde con personaggi frontali, ispirati alle icone russe.

Daniela Persico