In Atlas la protagonista è Allegra, una ragazza appassionata di arrampicate che affronta con i suoi amici fidati. Durante una trasferta in Marocco per scalare le montagne dell’Atlante, rimangono vittima di un attentato terrorista. Solo Allegra sopravvive, portandosi dietro cicatrici e un forte senso di colpa e di vuoto. Sarà difficile per lei riprendersi veramente e tornare ad avere fiducia nelle persone; ce la potrà fare forse con Arad, ma prima dovrà superare pregiudizi e diffidenze…

Diretto da Niccolò Castelli, Atlas è imperniato sulla rielaborazione di un lutto, sul senso di colpa e sulla difficoltà di tornare a vivere. Protagonista assoluta è Matilda De Angelis che, con il personaggio di Allegra, continua la sua crescita artistica e professionale, accreditandosi sempre più come attrice completa. Castelli costruisce attorno a lei e alla sua versatilità la figura di una ragazza ferita nel fisico e nella mente, che reagisce a una tragedia, dapprima isolandosi, poi scontrandosi con le persone che la circondano e, infine, iniziando a reagire. Ma queste tappe richiedono tempo, fatica e scelte radicali come quella di allontanarsi dalla famiglia. Il regista sceglie di concentrare il racconto sul periodo post trauma di Allegra; ci sono flashback in cui ci vengono mostrati i momenti felici vissuti dalla ragazza con i suoi amici mentre all’attentato è dedicata solo una scena di pochi secondi.

Allegra parla poco, è scostante con Giulia, l’unica amica rimastale dopo l’attentato. È aggressiva con Arad, un musicista rifugiato dal Medio Oriente che le ricorda gli attentatori e che lei non perde occasione di ferire; solo quando il ragazzo le mostra le cicatrici causate forse da un attentato, Allegra inizia ad avvicinarsi a lui e a capire che forse è possibile tornare a vivere, andando oltre i pregiudizi. Atlas parla di senso di colpa perché è della ragazza la proposta di andare a scalare montagne che non fossero solo le Alpi. Matilda De Angelis è convincente per tutto il film – a iniziare dalla cadenza ticinese che riesce a rendere molto bene essendo la storia ambientata a Lugano – e riesce a dare il giusto spessore drammatico alla sua interpretazione.

Aldo Artosin

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