Gianni Di Gregorio torna a raccontare con leggerezza e un tocco di tenera amabilità l’ennesimo alter ego, questa volta un anziano professore che si ritrova da un giorno all’altro cacciato dal suo comodo per quanto trascurato appartamento romano e ritorna al paese natale, dove lo aspetta il palazzo di famiglia, grandioso quanto cadente, come anche uno stuolo di personaggi che sembrava stesse solo aspettandolo per iniziare una piccola commedia di costumi e di equivoci. C’è il poveraccio che ha perso casa dopo il divorzio e che si è installato abusivamente da anni in casa di Astolfo, lo sfaccendato incontrato per caso all’unico negozio del paese che entra in casa con la spesa e inizia a cucinare per tutti, il ragazzo arrivato per una riparazione che non se ne va via più, il cugino Carlo, intraprendente donnaiolo con macchina ipotecata deciso a coinvolgere Astolfo nella sua vita sentimentale… E poi il prete del paese, che dalla canonica confinante ha “annesso” parte della casa di Astolfo e non intende restituirla, il sindaco che ha costruito casa sua sulle terre di famiglia del nostro dopo averle trasformate in suolo pubblico…
Nei confronti di tutti Astolfo mantiene lo stesso atteggiamento amabile di minima resistenza: prova a rivendicare diritti ma poi si ritira in buon ordine perché tutto sommato non vale davvero la pena di complicarsi la vita a litigare… Almeno finché, grazie a Carlo, nella sua vita entra Stefania (Stefania Sandrelli), una vedova sua coetanea con cui nasce una simpatia… Sulla strada dei due innamorati, però, ci si mette, oltre alla naturale incertezza di due persone entrate in una nuova fase della vita, un figlio sospettoso e le malelingue del paese.

Il film di Di Gregorio vive di piccoli conflitti che non esplodono mai davvero, di situazioni di delicata comicità e di simpatia umana anche nei confronti di uomini che il mondo considera perdenti e che Astolfo, senza troppo pensarci, forse perché li sente affini, fa diventare amici. Il tocco di grazia del regista sceneggiatore e interprete, che si cuce addosso un protagonista amabilmente inetto, rischia però alla lunga di diventare un po’ maniera mentre Stefania Sandrelli, pur prestando alla sua omonima un fascino appena stazzonato, non riesce però a darle grande profondità.

Astolfo resta così una commedia in miniatura che non aspira probabilmente a essere nulla di più (anche se nelle figure del prete e del sindaco che approfittano dell’inerzia del protagonista per trasformare un abuso in un diritto ci sarebbe lo spunto per una più decisa satira del costume nazionale) e per questo rischia di lasciarsi alle spalle un sorriso ma poco altro.

Laura Cotta Ramosino