Un alieno ha distrutto gran parte della Luna e minaccia di fare lo stesso con la Terra entro un anno. Ma questo potentissimo essere giallo e tentacolare, capace di muoversi a velocità incredibili, decide di diventare professore di una classe di scuola media. E non di una classe qualsiasi: la 3-E, quella degli studenti considerati gli scarti dell’istituto. Il governo gli permette di insegnare a condizione che i ragazzi provino a ucciderlo. Lui, anzi, li incoraggia a farlo.

Se non conoscete Assassination Classroom, è normale sentirsi spaesati. Il film nasce infatti dalla fortunata serie manga di Yusei Matsui, pubblicata in Giappone dal 2012 al 2016 e poi diventata anche una serie anime, molto popolare – così dicono – tra i giovani. Questa nuova pellicola riprende personaggi e vicende di quell’universo, dando per scontata una certa familiarità con loro. Per chi ci si imbatte per la prima volta, dunque, il risultato è un curioso e a tratti strampalato miscuglio di fantascienza, azione, commedia demenziale e racconto di formazione, con una classe intera di ragazzi che ogni giorno cerca il modo di eliminare il proprio professore e subito dopo torna tranquillamente alle lezioni.

Eppure, superato il primo disorientamento, Assassination Classroom – L’ora di tutti noi
svela spunti sorprendenti. Perché Koro-sensei – così si chiama il professore – è proprio un insegnante. E lo è in modo sorprendentemente serio. Si accorge delle difficoltà dei suoi alunni, li conosce uno per uno, valorizza le loro capacità, li aiuta a non arrendersi davanti agli insuccessi. Quando uno di loro si sente inutile o incapace, gli ricorda che la sua vita ha un valore. E mentre i ragazzi cercano continuamente di assassinarlo, finiscono inevitabilmente per affezionarsi a lui: «Ci ha insegnato un sacco di cose e gliene siamo grati», dice una delle ragazze. Koro-sensei, che sembra invincibile, può essere buffo o minaccioso, ma ciò che conta è che prende sul serio i ragazzi. Non li considera “problemi”, bensì persone da accompagnare. Non solo: si intromette perfino nelle loro questioni di cuore…

È qui che Assassination Classroom trova il suo centro più interessante. L’assurdo gioco dell’assassinio diventa una metafora piuttosto trasparente del compito educativo: un buon insegnante non considera alcun ragazzo un “perdente” e mette i suoi studenti nelle condizioni di scoprire ciò che possono diventare. Anche una classe considerata fallimentare può diventare un luogo in cui ciascuno trova il suo talento e un po’ di fiducia in sé stesso. Il film insiste così, senza troppa sottigliezza ma con una certa sincerità, sul valore di chi sa guardare un ragazzo oltre l’etichetta che gli è stata appiccicata.

Il resto procede a velocità folle. Ci sono combattimenti, missioni improbabili, gag demenziali ma onestamente divertenti: compreso un lassativo abilmente “sparato” nel caffè. Si passa dalla comicità più assurda a momenti di confronto personale, dall’azione alla tenerezza, senza preoccuparsi troppo di mantenere un tono uniforme. La violenza, dunque, non manca (quanto si spara!), ma è continuamente filtrata dalla dimensione fantastica e comica del racconto, molto lontana dalla rappresentazione realistica o esplicita che si può trovare in altri prodotti giapponesi. È probabilmente proprio questo il fascino della serie: prendere sul serio i sentimenti dei ragazzi dentro una storia che, presa alla lettera, è completamente folle.

Non tutto, però, convince allo stesso modo. La struttura episodica si sente e, soprattutto per chi non conosce già personaggi e vicende, può rendere difficile raccappezzarsi di fronte a tutti i componenti della classe. Alcune situazioni sembrano dilatarsi oltre il necessario e l’alternanza continua di gag, azione e momenti sentimentali può risultare alla lunga un po’ stancante. Anche dal punto di vista visivo il film non cerca particolari rivoluzioni: resta molto vicino all’aspetto della serie televisiva, una scelta che può soddisfare i fan ma che rende meno evidente la necessità di vedere questa storia al cinema.

Per chi ha vent’anni e mastica già anime e manga, dunque, Assassination Classroom – L’ora di tutti noi può essere soprattutto il ritorno in un mondo conosciuto, con personaggi che hanno accompagnato una generazione. Per chi arriva da fuori, è invece un’esperienza più strana: bisogna accettare le regole di un universo nel quale un insegnante può essere contemporaneamente un potenziale distruttore della Terra e il professore più premuroso che una classe abbia mai avuto.

E questo rimane il valore del film. Al netto di polpi gialli, armi terrificanti, assassinii impossibili e trovate comiche, rimane l’idea che un ragazzo possa cambiare quando qualcuno finalmente si accorge di lui. Un’idea semplice, persino tradizionale, raccontata però con una fantasia talmente sfrenata da renderla ancora una volta sorprendente.

Antonio Autieri