Gennaio 1944. Nella Francia divisa in due, tra zona occupata dai nazisti e “zona libera” del governo di Vichy, Julien Quentin torna in collegio suo malgrado insieme al fratello maggiore François: lui vorrebbe restare con la madre, ma in città i rischi di bombardamenti sono troppo elevati. Nel collegio, nel nord del paese, i compagni gli sembrano infantili e superficiali. Attira però la sua attenzione un nuovo studente, di nome Jean Bonnet: per il saccente ma profondo Julien (che si fa domande sul tempo e sulla morte), Jean rappresenta un rivale, vista la sua bravura nel suonare il pianoforte e nelle materie scolastiche, ma anche un motivo di interesse con i suoi misteri e il suo carattere chiuso, senza contare la protezione che sembra garantirgli il rettore padre Jean. Indagando su di lui, scopre che il suo nome è un altro, Jean Kippelstein, e che si tratta di un ragazzo ebreo. La loro sarà un’amicizia breve, non priva di scontri, ma decisiva per la sua vita.

Con questo meraviglioso e indimenticabile film Louis Malle, come svela la sua voce fuori campo nell’ultima scena, rievocò nel 1987 una pagina dolorosa e incancellabile della sua vita (pur con aggiunte narrative romanzesche), quando a 11 anni vide arrivare la Gestapo nel suo collegio.  Arrivederci ragazzi è una storia di amicizia e separazione, di tradimenti e di eroismi, di miserie e di grandezze umane. Il rapporto tra i due ragazzini è segnato prima dalla rivalità, poi dal sospetto, infine dalla curiosità. E quando sta per nascere l’amicizia avviene l’inevitabile, anche se Jean avrà un’ultima generosità nel non far pesare all’amico una sua tragica ingenuità.

Il film di Louis Malle, che vinse il Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia (nonché tanti altri premi) ed ebbe due nomination agli Oscar, è ricco di scene indimenticabili: dal gioco in cui i due ragazzi vivono un anticipo di separazione e rimangono poi soli nel bosco, abbandonati da tutti, alla scena del ristorante in cui poliziotti francesi maltrattano un anziano ebreo per essere poi redarguiti da un ufficiale tedesco che vuol semplicemente far colpo sulla madre di Julien e affermare la superiorità dei nazisti sugli “alleati”; dalla proiezione cinematografica di Charlot emigrante (film muto del 1917), in cui si passa dal divertimento all’apologo contro la discriminazione dello straniero, alla scena in cui il ragazzo ebreo va a prendere la Comunione per dissipare i sospetti dell’amico facendo anche vacillare per un istante padre Jean (che non può che rifiutargliela).

In Arrivederci ragazzi si staglia infatti anche la figura di padre Jean, una delle più belle figure di sacerdote viste in un film, oltre tutto di un regista non credente come Malle. Padre Jean non solo protegge tre ragazzi ebrei nascosti nel suo convento e tuona in una predica contro l’egoismo e l’indifferenza dei ricchi, facendo poi pregare per le vittime e anche per i carnefici, ma a un certo punto chiama alcuni studenti accusati di traffici illeciti inchiodandoli con severità e amore al tempo stesso: «Per me l’educazione sta nell’insegnarvi l’uso della libertà!». Un grande uomo, che alla fine farà un ultimo, grandioso gesto verso tutti i suoi studenti con un semplice, emozionante saluto. Un “arrivederci” che vuol dire il contrario, ma contiene tutta la grandezza eroica di chi si consegna alla persecuzione ma sa anche dar coraggio ai piccoli che lo guardano portar via. Tra loro, Julien / Louis Malle che nella versione originale dice con la sua voce: «Più di 40 anni son passati. Ma fino alla morte io ricorderò ogni secondo di quel mattino di gennaio».

Per tutti questi motivi Arrivederci ragazzi è un film che, al netto di una narrazione a tratti impegnativa, è ancora in grado di parlare ai ragazzi dell’età dei protagonisti. Si consiglia in particolare ai ragazzi dell’ultimo anno delle scuole medie, per la sua capacità di trattare non solo i temi della Storia da loro studiata ma del dolore, della perdita, del Male e del sacrificio, oltre che dell’amicizia, in modo prezioso e all’altezza del loro cuore.

Antonio Autieri

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