La storia all’origine di Argentina, 1985 di Santiago Mitre (presentato alla Mostra di Venezia del 2022) è vera e riguarda il processo ai militari che, dopo un colpo di stato, governarono il paese fino alle elezioni del 1983 che nominarono democraticamente come presidente Raùl Alfonsin. La giustizia militare si rifiutò di processare gli alti gradi di Esercito, Marina e Aviazione, responsabili della scomparsa di decine di migliaia di persone (e non solo oppositori); così il Presidente, per approntare il processo penale, atteso da gran parte della società, soprattutto dai perseguitati e dai parenti dei tanti scomparsi, i desaparecidos, nominò come parte civile il procuratore Julio César Strassera, che fin dall’inizio ricevette minacce e dovette scontrarsi con i tanti che non volevano che questo tragico periodo della repubblica venisse riaperto. A interpretare questa figura è Ricardo Darìn, tra i massimi attori sudamericani (Cosa piove dal cielo?Il presidente).

Dopo aver accettato (non senza resistenze), Strassera mette insieme un gruppo disordinato di giovani avvocati, molti dei quali appena usciti dalla facoltà di giurisprudenza, per raccogliere in pochi mesi le prove dei crimini dell’ex regime. Sotto la guida del vice incaricato di Julio, Luis Moreno Ocampo (Peter Lanzani), giovane ed energico contrappeso del più anziano e riservato Julio, la squadra raccoglie prove di 709 casi in sole 17 settimane. Alcune di queste storie le vediamo nel film, come la testimonianza straziante di una donna, Adriana Calvo de Laborde (Laura Paredes), che è stata costretta a partorire ammanettata e bendata sul sedile posteriore di un’auto in movimento, ma è abbastanza per suggerire l’ampiezza della crudeltà della giunta senza impantanare il film in un infinito ricordo delle brutalità.

Ma la missione di Julio, per come è mostrata dagli sceneggiatori, più che convincere la giuria della colpevolezza degli imputati è quella di influenzare il pubblico e in particolare la classe media argentina: molti nel 1985 sostenevano ancora la legittimità del comportamento dei militari come difesa dai tentativi rivoluzionari comunisti. Anche se l’avvocato sta portando avanti queste accuse con il pieno sostegno del governo di Alfonsín, il film riesce comunque a posizionare lui e la sua squadra come dei David che affrontano il un gigantesco Golia, con il difensore pubblico dei capi militari (Héctor Díaz) raffigurato come un soggetto ripugnante e viscido (in questo ricorda un po’ l’avvocato dell’ospedale di James Mason ne Il verdetto di Sidney Lumet).

Ma il senso dell’equilibrio e dell’umorismo del regista è particolarmente evidente nelle scene che coinvolgono la famiglia di Strassera. Se le scene della vita familiare di un avvocato tendono a essere la rovina di molti drammi legali, Mitre le ha invece trasformate nella vera spina dorsale di Argentina, 1985. Il film si apre con una sequenza di sorveglianza la cui tensione si converte in umorismo, una volta che comprendiamo che l’obiettivo è la figlia adolescente di Julio, Veronica (Gina Mastronicola), che ha recentemente iniziato a frequentare un ragazzo con legami militari potenzialmente sospetti, mentre la spia arruolata per seguirla non è altro che il figlio preadolescente di Julio, Javier (Santiago Armas Estevarena). A quanto pare il padre ha torto a sospettare del nuovo innamorato della figlia, ma ha ragione a essere paranoico sulla sicurezza della sua famiglia, poiché mentre il processo per crimini di guerra si surriscalda cominciano ad arrivare frequenti minacce di morte. Una famiglia che tuttavia affronta il pericolo con decisione, se non con una certa noncuranza: la moglie Silvia (Alejandra Flechner) evita le telefonate minacciose e Javier, in uno dei tocchi più deliziosi del film, funge da spettatore, cassa di risonanza e agente segreto per suo padre durante il processo.

Quando finalmente arrivano i verdetti, li apprendiamo nella quiete notturna dell’appartamento di Strassera, mentre Julio racconta ormai esausto la conclusione del processo a suo figlio. Javier ne è estasiato – dopotutto suo padre è un eroe – ma Julio si concede appena un momento di sollievo prima di avvicinarsi alla sua macchina da scrivere per preparare l’appello. Infatti, come ci informa l’immagine di chiusura, ancora oggi si stanno portando avanti casi relativi ai crimini della giunta. La giustizia, come Argentina, 1985 suggerisce, più che un traguardo è un percorso.

Argentina, 1985, è visibile sulla piattaforma Amazon Prime (suggerimento: guardatelo in spagnolo con i sottotitoli, lo gusterete ancora di più)

Beppe Musicco

 

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