Dalla Grecia, arriva Apples, un curioso film “distopico” su una misteriosa epidemia che ha come unico effetto di far perdere la memoria a chi viene colpito. Nel film vediamo inizialmente un uomo addormentato di notte su un autobus, arrivato al capolinea: viene svegliato ma non sa più chi è. Non ha documenti addosso, non ricorda nulla della sua vita. Come lui tanti altri, che le ambulanze portano in un ospedale apposito. Alcuni vengono cercati da parenti o conoscenti e tornano a casa (anche se da questa misteriosa malattia nessuno guarisce), ma l’uomo dell’autobus non è reclamato da nessuno. I medici che si occupano dell’epidemia sistemano i pazienti come lui (peraltro perfettamente sani) in appartamenti singoli, in modo da favorire una sorta di reinserimento nella società. Periodicamente vengono dati loro dei compiti da svolgere (conoscere gente, frequentare luoghi di ritrovo, compiere azioni fuori dagli schemi) e da documentare con foto Polaroid. Ma tutto questo rende sempre più spaesato il protagonista, che sembra addirittura voler sprofondare nella sua amnesia, la cui origine si scoprirà però essere totalmente differente.

Il film di Christos Nikou, ambientato in una Grecia contemporanea ma non troppo (mancano gli smartphone e Internet), è un film sulla mancanza e sulla sua sopportazione. A scomparire, con la memoria, sono i legami: ma quanto si può vivere in questo stato di incoscienza, sapendo di avere avuto un passato? E come gestire il dolore altrui non conoscendo il proprio? Presentato nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia 2020, Apples è un piccolo ma interessante film, che sa dosare la drammaticità della situazione con l’ironia che a volte genera (come quando il compito assegnato è di guidare e poi andare a sbattere contro un albero senza farsi male, o immedesimarsi nel personaggio di una festa in maschera). Decisamente rimarchevole l’interpretazione di Ari Servetalis nel ruolo del protagonista, sempre in bilico tra spaesamento e lampi di improvvisa e tragica lucidità.

Beppe Musicco