Ant-Man (id.)
Usa 2015 – 117′
Genere: Fantascienza
Regia di: Peyton Reed
Cast principale: Paul Rudd, Michael Douglas, Evangeline Lily, Corey Stoll, Michael Peña
Tematiche: rapporto padre-figlia, famiglia, redenzione, furto, esperimenti, scienza, supereroi
Target: da 8 anni

Scott Lang, appena uscito di prigione, cerca di rifarsi una vita. Ma la vera seconda opportunità gli verrà dalla refurtiva di uno strano colpo: una tuta che gli permette di rimpicciolirsi…

Recensione

Ultima arrivata delle pellicole dell’universo Marvel che sta allegramente colonizzando il cinema americano, Ant-Man è però un oggetto un po’ a se stante e in un certo senso una scommessa, un po’ come lo era stato I guardiani della Galassia, blockbuster a sorpresa e pedana di lancio per lo status da star di Chris Pratt confermato poi da Jurassic World. Ant-man non è uno dei principali eroi di casa Marvel e i suoi poteri (tutti “tecnologici”, e legati agli studi di Hank Pym su speciali particelle in grado di portare la materia a livello subatomico) risultano meno spettacolari e forse un po’ esotici (la comunicazione con varie specie di formiche che fungono da squadra di supporto al minisupereroe: vuoi mettere a confronto con il martello di Thor o la furia verde di Hulk?) per il pubblico non troppo ferrato sui fumetti. Una sfida, quindi, in confronto a progetti più oliati: ma una di quelle che la Marvel, astutamente, ha affrontato abbracciando fino in fondo la “diversità” e il formato “mini” di questa storia e uscendone tutto sommato vincente. Sintomatica, da questo punto di vista, la battaglia finale, che ironicamente sceglie come sfondo non l’ennesima distruzione planetaria o per lo meno cittadina, ma la camera da letto di una bambina.
Anche se quasi certamente non bisserà il successo al botteghino di altri blockbuster Marvel, infatti, Ant-Man è un piacevolissimo e leggero intrattenimento che assomiglia più a uno di quei classici film di rapina alla Italian Job (di recente rimessi in auge da un altro successo a sopresa, Now you see me) magari un po’ “dopato” dai superpoteri del protagonista, più che al classico film di supereroi. Giocando con la mitologia del personaggio, gli autori (tra cui si conta anche il protagonista Paul Rudd, ottimo e sensibile interprete di tanto cinema indipendente e commedie di Judd Apatow) mettono al centro della storia Scott Lang, genio dell’ingegneria informatica finito in galera per un colpo alla Robin Hood e desideroso di recuperare un rapporto con la figlia. Hank Pym (il primo Ant-Man dei fumetti) funge qui invece da mentore, ma si ritrova anche lui con un difficile rapporto padre-figlia, legato ad uno dei punti più misteriosi della back story esplorata dalla pellicola.
La parte centrale del film (che parte forse un po’ lento per mettere poi bene in tavola le sue carte emotive prima che di plot) è quella più divertente, tra l’addestramento dell’eroe riluttante ad opera di Pym e di sua figlia, Hope, arrabbiata e aggressiva quanto basta, e la preparazione di un colpo, degno di Mission: Impossible (anche questo genialmente citato). Questo coinvolge, oltre alle formiche (bellissime, divertenti e addirittura emotive le scene che le riguardano), anche la scalcinata squadra di amici di Scott. Una menzione a parte merita Michael Peña (Luis), che con le sue storielle strampalate e piene di parentesi contribuisce alla dimensione allegramente anarchica della storia.
Se c’è un punto di debolezza, forse, è il cattivo dai piani tutto sommato modesti, che per la maggior parte del tempo gigioneggia e non assurge mai, nonostante le intenzioni, a vera minaccia. Tuttavia, l’intelligente collocazione di Ant-Man come piccolo ma fondamentale tassello nella fase 2 della Marvel (testimoniata da una divertente sequenza che coinvolge Falcon e da una delle due imperdibili scene dopo i titoli di coda) dà alla storia una dignità ulteriore che, insieme alle due ore di autentico divertimento, garantisce al minisupereroe un posto nel cuore degli spettatori.

Laura Cotta Ramosino