Dramma d'attori che mescola tanta (troppa finzione) con qualche spunto di realtà e di storia. Non è un pastrocchio senza capo né coda anche se il curriculum del regista, il fracassone Roland Emmerich (Independence Day, Godzilla, 2012 e il mediocre 10.000 A C.) e il soggetto, assai ardito, potevano far presagire il disastro. Emmerich, invece, pur in mezzo a una quantità di inverosimiglianze (una per tutte: il giovane autore preadolescente che mette in scena Sogno di una notte di mezza estate, scritta di suo pugno) gestisce discretamente un racconto di intrattenimento dove è l'intrigo a dominare: l'intrigo politico con la vecchia regina Elisabetta manovrata dai consiglieri Cecil padre e figlio; la vicenda d'amore che attraversa decenni con protagonista il Conte di Oxford, l'anonimo geniale autore, e la stessa regina; la vicenda letteraria con uno sconosciuto, ignorante e antipatico William Shakespeare protagonista del più incredibile furto d'identità della storia. Una storia, quella relativa alla presunta vera identità dell'autore di Amleto e Re Lear che risente più della moda e delle semplificazioni de Il codice Da Vinci che di una reale cura dei dettagli storici e filologici. Anzi, per i cultori del Bardo ma anche per gli amanti del teatro, il film è un pugno al cuore: la genesi di alcuni capolavori è liquidata in tutta fretta mentre si legano in maniera indissolubile circostanze e personaggi storici e opere teatrali. A Emmerich più che Shakespeare interessa altro come ad altro pensavano registi che si sono occupati di riscrivere, romanzando, i profili di personaggi storici e celebri. Shakespeare in Love, tanto per fare un esempio, era tutto tranne che un film su Shakespeare e la sua opera. Anzi, il nome del Bardo era uno specchietto per le allodole, mentre il film era una semplice anche prevedibile commedia sentimentale in costume. Il giochino funzionò allora e il film, non proprio memorabile, conquistò 7 premi Oscar. Anonymous non è quindi un film su Shakespeare e sulla sua opera: eccezion fatta per il prologo, molto bello e suggestivo dove Derek Jacobi su un palcoscenico teatrale inizia il racconto al pubblico, il film è un melodramma a tinte molto cupe dove non mancano colpi di scena, peripezie, riconoscimenti dolorosi e un po' di sesso. La caratterizzazione dei personaggi è discretamente complessa, lo sfondo storico rimane però solo uno sfondo: il valore in più lo danno i due ottimi interpreti, il cupo e dolente Rhys Ifans e la splendida Vanessa Redgrave. Sono loro i veri effetti speciali di un film che vanta però anche ottimi caratteristi: David Thewlis nei panni di William Cecil e Joely Richardson, Elizabeth giovane, nella realtà figlia della grande Vanessa.,Simone Fortunato