Terzo capitolo (se ne temono altri come fa capire il finale aperto) della nuova saga ispirata al mondo magico creato da J. K. Rowling. Qui non si tratta più di romanzi come quelli della saga di Harry Potter (la scuola magica di Hogwarts fa capolino solo un paio di volte nella storia, giusto in tempo per seminare qualche riferimento per esperti alla saga capostipite), ma di una vicenda nuova di zecca, ambientata diversi anni prima con protagonista il magizoologo (amante e conoscitore degli animali fantastici del titolo) Newt Scamander (Eddy Redmayne, sempre un po’ sopra le righe nel sua modalità scienziato semi-Asperger).

La storia si colloca cronologicamente nell’epoca dell’ascesa del nazismo, l’ambientazione tedesca di parte della storia, come pure i riferimenti visivi del cattivo Grindelwald (Mads Mikkelsen, entrato in corsa a sostituire Johnny Deep, coinvolto in vicende giudiziarie imbarazzanti) e dei suoi seguaci sono piuttosto trasparenti in questo senso, come pure la sua lotta contro gli inferiori babbani (esseri umani non dotati di magia) contro cui intende muovere guerra.

Per farlo però deve prendere il controllo del mondo magico e lo fa “truccando” in modo quantomeno originali le elezioni per il nuovo super-presidente dell’organizzazione internazionale dei maghi (una specie di ONU magica, che sta messa peggio anche di quella reale, visto che non è appesantita dal diritto di veto delle super potenze ma si lascia controllare dalle indicazioni di un pony magico capace di individuare la purezza di cuore a dispetto delle apparenze…). A contrapporsi alle malvagie trame di Grindelwald ci sarebbe Albus Silente (Jud Law), che però, ancor prima che il cattivo, deve combattere il suo passato fin troppo compromesso con lui.

L’omosessualità di Silente è un elemento narrativo che J.K. Rowling aveva confermato al pubblico molti anni fa per cui fa parte delle molte contraddizioni dell’odierno politically correct la sua gestione per lo meno contraddittoria nella distribuzione della pellicola, almeno quando le recenti sfortune dell’autrice sotto attacco da tempo da parte della comunità trans. Per garantirsi un’uscita in Cina (decisiva per gli incassi di un blockbuster come questo) il film è infatti stato censurato nella scena iniziale, quella che stabiliva in maniera inequivocabile la natura di questo legame

Il rapporto d’amore che in passato ha unito Silente e Grindelwald, per altro, è il punto focale di tutta la narrazione, non solo perché a causa di un potente incantesimo i due non possono attaccarsi a vicenda (e questo fa sì che Silente per la maggior parte del tempo resti bloccato come il re degli scacchi), ma soprattutto perché costituisce una sorta di memento per gli altri personaggi sugli errori che un sentimento mal gestito può provocare.      Questo vale anche e soprattutto per Credence, il giovane mago passato al lato oscuro perché incapace di gestire tanto i suoi poteri quando il rancore che prova per la famiglia che lo ha abbandonato.

Un po’ come il capitolo precedente, I crimini di Grindelwalt, anche questo film soffre di alcune contorsioni inutili (specie per quando riguarda la famiglia Silente, che tra bambini abbandonati e sorelle nascoste in soffitta sembra uscita da un romanzo d’appendice), ma poi porta avanti una narrazione semplicistica in cui la magia risolve in maniera spettacolare le situazioni più disperate ma a volte colpevolmente sembra sostituirsi al libero arbitrio dei personaggi.

In tutto questo Newt Scamander, che a inizio saga sembrava dover essere il protagonista della storia, è il personaggio in assoluto meno complesso e interessante, perso tra tic un po’ ripetitivi e una storia d’amore che non decolla per indisponibilità della controparte (Katherine Waterstone, la bella maga Tina Goldstain, tenuta impegnata con un improbabile incarico tra i maghi statunitensi, ma più probabilmente impegnata in un altro set). Lui e il fratello Theseus (impiegato di rango del ministero della magia inglese, che ha perso la fidanzata nel capitolo precedente proprio per mano di Grindelwald) sono due membri, insieme al pasticcere babbano Kowalski, della task force che Silente mette in campo per contrastare l’ex amico, con una serie di diversivi che mirano a scompigliare le carte dell’avversario.

Il gruppo di improbabili eroi fa il verso alle tante squadre di outsider dei classici film di guerra e di avventura, ma lo scarso approfondimento psicologico e il ritmo fin troppo disteso delle vicende non rendono giustizia a questi illustri antecedenti.  L’impressione generale è che sia la Rowling che Steve Cloves scavino ormai in una vena esausta e che le invenzioni magiche più mirabolanti e l’apertura della narrazione verso mete sempre più esotiche (il Bhutan, dove si svolge la votazione del leader della comunità magica e lo showdown tra i nostri) non bastino a ridare quel senso di avventurosa meraviglia che sin dall’inizio il mondo di Harry Potter aveva saputo donare ai suoi fan.

Laura Cotta Ramosino

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