La prima scena non poteva essere più brutale: un uomo e una donna consumano un freddo rapporto sessuale in un parcheggio deserto. Non sono amanti, non si rivedranno mai più, è stato un puro scambio mercenario; il pagamento per la donna non sono soldi, ma un giocattolo, un pupazzo che lei provvede a infilare nella borsa che contiene tutti i suoi averi. Il suo nome è Angèle e il giocattolo è per suo figlio che vive coi nonni. Lei è appena uscita di prigione e senza una casa e un lavoro non ha speranze di riottenerne l’affidamento. L’incontro con un pescatore solitario apre una possibilità che Angèle non vorrebbe farsi scappare. Girato sulle fredde coste della Normandia, Angèle e Tony trasuda diffidenza: della donna nei confronti dei suoi simili; del pescatore Tony che vorrebbe trovare una moglie ad attenderlo quando la barca torna in porto, ma non è abituato a presenze femminili che non siano la madre; della madre di Tony, che pretende il figlio tutto per sé. È un confronto difficile, tra persone che conducono una vita semplice e faticosa, che il film riesce a trasmettere con realismo e senza far scadere nel naturalismo di maniera. Angèle (Clotilde Hesme) oscilla per gran parte del film tra scatti di aggressività e momenti di fragilità assoluta, Tony (Grégory Gadebois) nasconde sotto la rude scorza del marinaio un'insospettata vena romantica. Abituati come siamo a credere solo ai colpi di fulmine (al cinema come nella realtà), è bello vedere come la regista Alix Delaporte racconti di un amore che fiorisce lentamente, nel tempo, dando la possibilità ai protagonisti di conoscersi giorno per giorno, accettando le asperità di carattere proprie e altrui, senza pretendere tutto e subito, ma facendosi carico anche del peso dell’altro. Una pazienza che permette di arrivare a compimento, a vedersi nella luce migliore, quella che in una mattina illumina la spiaggia resa libera dalla marea, dove passeggiare, ridere, scherzare, finalmente insieme.,Beppe Musicco,