Presentato alla 76 Mostra del cinema di Venezia nella sezione Venezia Classici – Non Fiction, Andrej Tarkovskij. Il cinema come preghiera è un documentario sul maestro del cinema russo (uno dei pochi della storia del cinema che non ha mai fatto meno che capolavori, tra cui Solaris, Andrej Rubliev, Nostalghia per citarne alcuni), realizzato dal figlio Andrej A. Tarkovskij.

La vita del grande autore viene raccontata in sette capitoli (più un epilogo) che corrispondono più o meno a periodi della sua carriera, dove però a parlare e raccontare è Tarkovskij stesso. L’intento non è tanto quello di farne una biografia, quanto piuttosto un flusso di memorie che Tarkovskij ha lasciato. La narrazione dell’autore avviene infatti tramite materiali inediti di registrazioni vocali e video di Tarkovskij, alternate – ovviamente – a spezzoni delle sue opere. Il risultato è un film molto denso, ma anche molto impegnativo, difficile da seguire per le molte parole che hanno un sapore poetico e un tono di preghiera e per le molte immagini, spesso potentissime.

Si va a raccontare la sua visione del mondo facendo attenzione ad elementi ricorrenti nel suo cinema (bambini, natura, acqua, apocalisse e così via) e facendone scoprire letture nuove. È un film che rispecchia molto la personalità delle opere dell’autore e che per questo è più diretto a chi già conosce queste opere e quindi è disposto ad entrare in una narrazione di quel tipo, una narrazione poetica, che si avvicina alla recita di una preghiera.

Il titolo infatti è quanto mai appropriato perché racconta in modo molto diretto la funzione di poesia e preghiera che il cinema deve avere e ha per Tarkovskij. Che, tra tutti i registi, è sempre stato l’unico a sostenere radicalmente che lo scopo del cinema è “semplicemente” rendere gloria a Dio in terra.

Riccardo Copreni