Dopo aver recitato nei panni del padre in Le chiavi di casa di Gianni Amelio, Kim Rossi Stuart esordisce alla regia, dirigendosi e interpretando ancora il ruolo di un padre. Nel film di Amelio Kim era un genitore timido, che per la prima volta aveva a che fare con l’handicap e per troppo amore rischiava anche l’incolumità sua e del figlio; in Anche libero va bene (e in cui la parola libero indica il ruolo da calciatore), l’attore è un padre affettuoso, ma che deve vedersela con una moglie psicologicamente fragile, che ha abbandonato la famiglia più volte. Lui stesso ha un carattere difficile, si fa prendere dall’ira, coltiva sogni professionali e alla prima occasione fallisce. A reggere il peso di questa fragile famiglia sembrano essere i due figli, Viola e Tommi; ma è soprattutto quest’ultimo (e bisogna rimarcare la bravura del giovane Alessandro Morace) che, per la sua maturità, vede e soffre maggiormente la situazione. Tommi è un ragazzino sensibile, che il padre vorrebbe “forgiare” secondo le proprie aspettative, farne un atleta di successo, prendendosi così delle rivincite su tutto e su tutti. Ma il carattere del bambino, confusamente desideroso di affetto e compagnia, è lontanissimo dall’agonismo e dalla competizione.

Anche libero va bene (passato anche a Cannes) è un film amaro, che mostra impietosamente due genitori che amano i loro figli ma non sono capaci di dare una prospettiva al loro affetto, fanno scelte palesemente sbagliate, trattano i figli come adulti o come bambinetti, confondendo momenti e ruoli. Molti hanno trovato un legame con I quattrocento colpi di Truffault o con I bambini ci guardano di De Sica, e non è sbagliato. Di sicuro, tutti desidereremmo per Tommi un futuro un po’ più sereno.

Beppe Musicco