Solido B movie, sceneggiato e diretto dallo stesso regista che aveva già diretto l'episodio apripista, uscito nel 2013 con Ethan Hawke protagonista. Anarchia è decisamente meglio del primo che aveva una buona idea di partenza (quella dello sfogo anarchico), qualche discreto momento, coincidente soprattutto la presentazione dei “cattivi” ma poi perdeva mordente e la tensione latitava. Qui le cose sono diverse: non cambia la storia che è praticamente identica al film precedente. Si moltiplicano solo i punti di vista (in questo caso due coppie di giovani e la vicenda di un uomo solitario in cerca di vendetta), l'ambientazione passa dal chiuso delle quattro mura del film con Hawke asserragliato alla violenza in strada; ci sono più soldi, una buona confezione e soprattutto c'è Frank Grillo, ottimo caratterista, la classica faccia già vista in decine di film ma mai riconducibile a un nome. Attore capace e versatile: l'abbiamo visto in tanti film di genere, più o meno riusciti (End of Watch, il brutto Intersections, il notevole The Grey) e grosse produzioni (Zero Dark Thirty, Captain America: The Winter Soldier). In Anarchia riveste i panni di un giustiziere della notte, dai modi spicci e a caccia della sua vendetta. Ma sulla sua strada ci saranno più innocenti che colpevoli. ,DeMonaco approfondisce le cose buone del film di partenza: la rappresentazione di un futuro prossimo, possibile e inquietante in cui domina un regime senza volto ma che tutto, un po' come in 1984 di Orwell, controlla attraverso telecamere, telefoni, gps e alta tecnologia, separando in vere e proprie caste i cittadini ricchissimi dai poverissimi e facendo sfogare le pulsioni più basse di questi ultimi nelle 12 ore di follia collettiva, quando ogni crimine rimarrà impunito. Il fatto è che, come si scoprirà, nella narrazione, la “purificazione” ottenuta dal bagno di sangue sarà sempre e solo a vantaggio dei soliti noti. Tante buone cose: una violenza tutto sommato limitata al necessario; un'atmosfera dark e cupa che sembra omaggiare 1997: Fuga da New York dove pure lì c'era un antieroe inserito in uno scenario apocalittico e allucinato; un cast efficace e una gestione della suspense per gran parte sicura. Una sequenza su tutte: quella in cui Grillo & Co. si ritrovano preda di capitani di industria, medici, banchieri, voraci e insaziabili, alle prese con un gioco al massacro che si rivolterà contro di loro. Un'immagine metaforica del capitalismo oscuro – che convive con tante altre in un film che nasconde dietro lo sfogo anarchico l'ossessione per la protezione e la denuncia dell'abuso di armi in Usa – che ci ricorda un altro grande film metaforico e inquietante: l'horror Society di Bryan Yuzna in cui l'alta società di Beverly Hills degli anni 80 viveva letteralmente sulle spalle dei poveri cristi.,Simone Fortunato,