Dalle Dolomiti a Mosca, è il tragitto di un’avventura che riguarda un gruppo di bambini quasi ragazzi, tra i 10 e gli 11, che vanno in quinta elementare in un paesino di montagna e sono tutti più o meno amici e a vario titolo coinvolti in attività sportive, come il pattinaggio per le bambine e la squadra di hockey su ghiaccio per i maschietti, allenata da un russo trapiantato in Italia. Tra maschietti e femminucce nascono i primi sentimenti, confusi e non corrisposti: e in più per alcuni ci sono i piccoli problemi o i grandi traumi che si portano dietro da sempre (un’adozione) o che si iniziano a comprendere (i litigi tra genitori, l’immigrazione, il bullismo, tema trattato con delicatezza in scene molto divertenti). E quando arriva una nuova compagna, l’affascinante Agata, i già fragili equilibri del gruppo rischiano di saltare per sempre. Ma anche tra gli audlti, siano genitori o educatori, la confusione è sempre in agguato… L’invito a un torneo di hockey a Mosca può essere un’opportunità per tutti: se non che alcuni ragazzi e ragazze si perdono per distrazione e incoscienza… Come ritrovare il gruppo, e arrivare in tempo al palazzetto dove disputare la finale?,Dopo alcune apprezzate esperienze nel documentario, Sergio Basso esordisce nel cinema a soggetto con questa curiosa storia per bambini, tra commedia sentimentale under 11 e fantasy libero e senza freni, che potrà infastidire chi ha un approccio ipercritico ma favorire quello di un pubblico di giovanissimi. C’è il gusto dell’indagine sui piccoli che stanno per diventare grandi e anche il piacere di un racconto senza spocchie e snobismi, giocando a imitare i “film Disney” di una volta dal Maggiolino matto a quelli con Jodie Foster bambina prodigio. Certo, la carenza di mezzi si vede in questa coproduzione italorussa dove la parte italiana è assicurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia sempre più attivo in ambito produttivo (suo un ruolo importante anche nel recente Il terzo tempo). I piccoli attori sono bravi e spigliati, tra i grandi si apprezza la professionalità di Cristiana Capotondi che sta al gioco di un piccolo film diverso da quelli in cui è solita recitare. Ma se la regia è sicura, la sceneggiatura scricchiola qua e là e forse la scelta dell’età rende poco credibile l’enfasi sull’amore (fossero maggiori di qualche anno …): se li confrontiamo con i coetanei di un capolavoro – totalmente diverso, per taglio drammatico – come Monsieur Lazhar, la differenza di rappresentazione e credibilità suona stridente. Ma Amori elementari è un film che fa simpatia, anche perché tenta un’operazione che in Italia colpevolmente non fa nessuno: un cinema per bambini e per ragazzi, che se ben fatto potrebbe avrebbe ancora grandi risposte (pensiamo ai grandi successi di Bud Spencer e Terence Hill, decenni fa, e oggi ai risultati di molti film di animazione anche non di primo piano). Non sapremmo dire quanto si riconoscerebbe un coetaneo dei protagonisti; e il sistema produttivo e distributivo italiano porta comunque a imporre anche a questi rari tentativi posizionamenti “da adulti”: così, dopo il giusto passaggio nella sezione Alice nelle città del Festival di Roma (dedicata a bambini e ragazzi), l’uscita al cinema è avvenuta un po’ alla chetichella, in pochi cinema e in orari che vanno bene al massimo per genitori o educatori… Ma val la pena questo piccolo film, magari proprio da vedere in compagnia di un adulto per valorizzarne gli aspetti positivi e fare la tara su qualche superficialità o tono sopra le righe.,Antonio Autieri,