Più un'operazione sbagliata che un film inguardabile. È questa la prima impressione di fronte al film scritto e diretto da Neri Parenti, solido artigiano di tanto cinema medio-basso, dai seguiti più o meno apocrifi di Fantozzi alla stagione dei cinepanettoni. Un regista non nuovo ad operazioni di questo tipo: Parenti, diresse con esiti altalenanti parecchi capitoli di Fantozzi, dopo i primi due leggendari Fantozzi e Il secondo tragico di Fantozzi di Luciano Salce. Non tradì nel complesso il personaggio, semmai lo semplificò riducendolo, col passare del tempo, a macchietta comica e slegandolo dal contesto sociale, persino di lotta di classe, che aveva caratterizzato i film di Salce. E lo stesso si può dire dei tanto vituperati cinepanettoni, “inventati” dai Vanzina con la serie di Vacanze di Natale all'inizio degli anni 80 e trasformati poi da Parenti con esiti a volte non malvagi nella serie delle vacanze esotiche. Parenti sembra quasi uno specialista nel dar vita a un filone che sembrava esaurirsi e la sua esperienza è certa: è un regista in grado di intrattenere e divertire senza troppi pensieri; conosce, e anche bene, i tempi comici della commedia all'italiana e sa sfruttare al meglio gli attori. Il che, soprattutto in questi tempi, non è poco. Tutte qualità che si ritrovano, anche se solo in parte, in Amici miei – Come tutto ebbe inizio, prequel, pure questo apocrifo, di uno dei titoli più noti e amari della tarda commedia all'italiana, e che Parenti cerca di recuperare non tanto come operazione filologica, impossibile anche perché gran parte del cast è passata a miglior vita, compreso il regista Mario Monicelli, ma come omaggio, un po' tardivo, allo spirito acre che dominava quella pellicola.,Ma l'operazione lascia perplessi: data per scontata la professionalità di chi sta davanti alla macchina da presa, gli attori, gente capace e navigata nel genere, dalla coppia De Sica – Ghini, già rodata in molti film natalizi, a Giorgio Panariello, Michele Placido, allo stesso, sprecatissimo nel film, Massimo Ceccherini, e fatta salva la mano dello stesso Parenti che sa come e quando far ridere, Amici miei si presenta allo spettatore come un film poverissimo dal punto di vista produttivo, con una fotografia sgranatissima dai colori opachi e ambientazioni solo accennate e poco credibili. Non solo: il film soffre anche da un punto di vista narrativo con una voce fuori campo impegnata a raccontare piattamente la vicenda e a fare da collante a storie slegate tra di loro. Storie e gag che, ahinoi, non fanno né ridere, né sorridere e nemmeno riflettere. Gli ingredienti del film di Monicelli, si intravvedono, seppur a distanza. I tipi fissi della commedia classica – De Sica sciupafemmine, Ghini l'ingenuo, etc – dovrebbero essere funzionali a un racconto morale dai toni sarcastici che lasci spazio a un riso amaro e a una riflessione cinica e disincantata sulla vita. Parenti cita più volte Monicelli, compresa l'entrata in scena del personaggio della Morte, presenza insolita per una commedia tradizionale e saccheggia a mani basse la commedia pecoreccia degli anni 70, quella dei vari Decamerotici, Una cavalla tutta nuda, Fratello Homo sorella Bona, E si salvò solo l'Aretino Pietro con una mano avanti e l'altra dietro e via con titoli di questo tipo, ma il suo omaggio alla commedia popolare di un tempo è tanto superficiale quanto deludente da un punto di vista strettamente cinematografico. Come film comico in sé, Amici miei è infinitamente meno divertente di qualsiasi cinepanettone; come omaggio alla serie di film di Monicelli, il film è assolutamente inadeguato e sta all'Amici miei originale come Il Decameroticus di Pier Giorgio Ferretti o I racconti di Viterbury di Mario Caiano al Decameron e a I racconti di Canterbury di Pasolini. Da ultimo, come operazione squisitamente commerciale, il film è ancora più scentrato. Vecchio e datato nella confezione e nell'impianto narrativo, privo di vera verve comica, inviso ai fan della commedia monicelliana che lo considerano come un affronto ad un capolavoro, difficilmente potrà conquistarsi una fetta, anche esigua, di autentici affezionati.,Simone Fortunato