La vita di Amelia Earhart, pioniera dell’aviazione, vero e proprio simbolo dell’emancipazione femminile tra gli anni Venti e Trenta, aveva tutte le carte per diventare un biopic significativo e di successo. ,Oltre alle straordinarie imprese di volo, la storia della Earhart poteva giocare le carte di una vicenda sentimentale intrigante, con la bella aviatrice divisa tra il fedele marito editore (interpretato dall’ormai un po’ bolso Richard Gere, lontani i tempi in cui avrebbe avuto il ruolo dell’amante), pronto a tutto per sostenere la sua passione per il volo, e l’attrazione per il bel professore di West Point Gene Vidal (Ewan McGregor, che caratterizza il suo personaggio con poco più del suo bel sorriso), suo partner anche nella prima compagnia di trasporti aerei commerciali.,Invece, nonostante la partecipazione nel ruolo di protagonista di un premio Oscar e le straordinarie scene di volo, il film risulta assai noioso, un affastellarsi di imprese più o meno riuscite, di grandi festeggiamenti pubblici, sfruttamenti pubblicitari e poco credibili dilemmi sentimentali.,Infatti Amelia, la cui voce over ci accompagna per tutto il film (citando pensieri originali dell’aviatrice), riesce forse a dire qualcosa sulla sua passione per il volo mentre la sua esperienza umana, per difetto di scrittura, ci resta ignota o estranea. Chiunque abbia letto anche poche pagine di un grande scrittore come Saint-Exupéry (Volo di notte o lo stesso Piccolo Principe) sa quanto le due cose possano intrecciarsi., A parte la comprensibile sensazione di libertà data dal trovarsi tra le nuvole, il volo resta metafora solo di se stesso e anche il concetto di libertà che l’eroina sembra inseguire (comprensivo di impossibilità di impegno alla fedeltà nei confronti del coniuge) resta davvero modesto.,Non capiamo perché Amelia prima respinga e poi decida di sposare George Putnam, né che cosa la attragga di Vidal, mentre la sua decisione di ritornare dal marito offeso resta sospesa tra il rimorso e l’opportunità di chi si dichiara disposto a finanziare il suo giro del mondo.,L’impresa finale, con la scomparsa sull’oceano, ha l’ineluttabilità del fatto di cronaca già noto, ma non riesce a coinvolgere lo spettatore in un’irragionevole speranza di salvezza nonostante tutto. Non basta il lacrimoso dialogo alla radio alla vigilia del volo fatale, comprensivo di appuntamento prevedibilmente disatteso, per coinvolgerci davvero nelle ultime ore di questa donna. ,Restano pure annotazioni sociologiche i retroscena e le implicazioni economiche del gran circo dell’aviazione delle origini, spesso sostenuto da massicce quanto ingenue (per gli occhi di oggi) campagne pubblicitarie, con un pacchetto di sigarette infilato sotto un sedile dell’aereo per poter dire che era l’unica marca ad aver trasvolato un oceano. Erano tempi innocenti se si pensa all’ormai onnipresente product placement dell’industria cinematografica, ma l’argomento è un po’ freddino tanto più che pure su questo Amelia protesta ma mai troppo, dato che quello sembra essere l’unico sistema per sostenere la sua costosissime passione. ,Laura Cotta Ramosino