Alice Helmann (Anaïs Demoustier) è una giovane francese che insegna filosofia a Oxford. Simpatica, un po’ schiva, viene contattata da un’amica che è capo gabinetto del Sindaco di Lione, il socialista Paul Théraneau (Fabrice Luchini), perché torni a lavorare in Francia, nello staff del Sindaco. Anche se il posto è a termine ed economicamente meno vantaggioso della cattedra a Oxford, Alice accetta per tornare in patria, anche se ancora non ha chiaro di cosa dovrà occuparsi. Glielo spiega direttamente il Sindaco, che candidamente le confida di essere a corto di idee. Quelle che fino a poco tempo prima gli sgorgavano dalla mente a fiotti, adesso sembrano essersi esaurite. Théraneau, che è sempre stato orgoglioso del suo rapporto con la società e il partito, adesso deve per forza affidarsi a schiere di consulenti ed esperti che creino piani di comunicazione e strategie che non riesce più a valutare. Potrà la giovane Alice aiutarlo?

Il film di Nicolas Parisier è un interessante spaccato della politica di una grande città, e di come sia cambiato ai giorni nostri il rapporto tra chi governa e i cittadini. Orgogliosamente socialista, ma frastornato dai cambiamenti di una società in rapida evoluzione, il Sindaco si appella alle conoscenze filosofiche della giovane Alice, che gli danno più sicurezza di tanti progetti che non capisce. E Alice ben presto dovrà fare i conti con esperti di comunicazione, di marketing e archistar, tutti protesi a un futuro ricco di visioni, ma con scarsissimi legami con la realtà. Anche Théraneau dovrà fare i conti con gli equilibri e i giochi di partito, quando deciderà di scendere in lizza per concorrere alla candidatura come Presidente, e le sue idee e i suoi progetti dovranno scontrarsi con concorrenti più giovani e agguerriti.

Grazie alla maestria di Luchini, i film rende efficacemente il senso di ebbrezza dato dal potere, ma anche le incertezze di chi sente la vocazione della politica come servizio; anche attraverso una messa in scena nella quale gli ampi e sontuosi spazi dei palazzi, uniti ai tempi dilatati nei quali sembra che si perda solo tempo a parlare di niente, danno l’idea di certa vuotezza e del cinismo che si respira in quegli ambienti. La Demoustier è un’ottima coprotagonista, che esprime un sano realismo e disincanto di fronte a proclami altisonanti e progetti faraonici, ma capace di affezionarsi a quell’uomo che, nonostante il suo ruolo e il suo potere, ha ammesso di aver bisogno di aiuto.

Un film da vedere e da consigliare a tutti quelli che hanno a cuore la cosa pubblica.

Beppe Musicco